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A CURA DI
CON LA COLLABORAZIONE DI RENATO BRESCIANI
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SU LE TRACE DE NADIA VANINI SCENOGRAFA REGISTA RICERCATRICE
SCHIZA SU STO STRAMBOTO
http://depaoli.pbwiki.com/FindPage?SearchFor=NADIA+vANINI
Non si tratta del guscio della castagna ma di un artista che sono andata a vedere a Trento , sabato 27 settembre, giornata europea del Patrimonio 2008, entrata gratis. La mostra è allestita presso il Museo diocesano tridentino e al Castello del Buonconsiglio. In mostra ci sono dei dipinti, disegni, incisioni, marmi, bronzi, terrecotte, libri antichi e miniati.
Gli autori sono Donatello, Mantegna, Bellini, Bellano, Riccio ed altri grandi artisti del ‘500. Viene presentata al pubblico una ricca selezione di opere del Riccio nato a Trento nel 1470 e morto a Padova nel 1532. Bronzetti, terrecotte provenienti dall’Italia, dalla Francia, dall’America.
Attraverso queste opere scopriamo l’amore tangibile che si sviluppò nel 1500 per l’arte classica e la mitologia. I santi sono raffigurati come eroi classici, appaiono sfingi, satiri e dèi, nei bronzetti. Dopo, la Riforma e la Controriforma misero fine a questa contaminazione e gusto per il classico.
Inoltre ho visitato, al Castello del Buonconsiglio la raccolta di incisioni all’acquaforte di Rembrandt, donate nel 1924 e provenienti dalla Collezione Lazzari Turco Menz. I soggetti sono i paesaggi, i nudi, le scene dalla storia sacra, la mitologia.
Un invito quindi a recarvi a Trento a vedere queste mostre che come al solito sono una cornucopia di capolavori. Un plauso allo staff del Castello del Buonconsiglio, dal personale di sala gentile e istruito alla Direzione del Museo, all’Ufficio Stampa. Il tutto degno di una città di livello europeo.
Nadia Vanini
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Vi vogliamo raccontare della mostra degli Impressionisti e post, ospitata al MART di Rovereto, fino al 6 di gennaio 2009. Trattasi dei capolavori provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme. Tutte opere donate, nel corso degli anni, da collezionisti di tutto il mondo. Parte delle opere erano di Ebrei morti nell’Olocausto. I capolavori sono opere di Emile Bernard, Pierre Bonnard, Braque, Cezanne, Gauguin, Monet, Pissarro, Renoir, Rodin, Sisley, Van Gogh ed altri.
La mostra si apre con opere di Camille Pissarro dedicate ai paesaggi e alle vedute urbane. Tra queste spicca Boulevard Montmartre, primavera, 1897. E’ una veduta dall’alto di questo viale alberato: sembra che la primavera, leggiadra creatura, abbia toccato i rami di questi alberi facendone sbocciare le prime gemme ed ecco apparire le tenere foglioline che spazzano via l’inverno.Fanno seguito delle splendide vedute della Senna e della campagna nei dintorni di Parigi. E’ un nuovo travolgente sentimento della natura, non più imitata sulla tela ma vissuta in prima persona dagli artisti che dipingevano spesso in plein air.
Nella sala dedicata a Renoir spicca il Ritratto di Gabrielle del 1906, dove l’artista esprime intensamente il suo amore per la grazia e il corpo fermminile. Gabrielle era imparentata con il pittore e visse a casa sua, accudendone i figli e assistendolo fino alla fine dei suoi giorni. Due quadri che ci hanno colpito molto sono: Barconi sul Loing a Sain-Mammès Aval, Etretat di Alfred Sisley, del 1885 e La scogliera di Aral_Etretat, del 1855. Sisley ci dà una grande prova della sua “pittura d’acqua”. Le coste normanne che Monet riprende in altri quadri molto celebri trasmettono un forte sentimento della natura, ricreando i giochi di luce e di colore sulle onde increspate dal vento.
Ci ha sorpreso e divertito la scultura in bronzo di Rodin che rappresenta Balzac nudo, panciuto e a braccia conserte.
La sala dedicata a Cezanne, tutta di paesaggio, presenta tre capolavori di gusto post-impressionista: Albero lungo la curva (del 1881-82), Vista dell’Estaque al mattino controluce (del 1882-83) e Casa di campagna vicino al fiume (del 1890 circa).
I volumi e le figure geometriche saltano subito all’occhio, in queste tele. Siamo già in anticipo contiguo al cubismo. Non è più la realtà ma la memoria della realtà filtrata dalla mente del pittore, dopo che ha individuato in questa le volumetrie dei soggetti.
E’ l’inizio di una stagione nuova e i fermenti si sviluppano quasi subito nel pointillisme da un lato e nel simbolismo, dall’altro.
La sezione del pointillisme presenta splendidi capolavori come Il rimorchiatore, canale presso Samois del 1901 di Paul Signac e Il Mediterraneo presso Lavandou, del 1904 di Theo van Rysselberghe. Inoltre sono presenti in mostra alcuni dipinti di Valtat e di Braque, quest’ultimo nella sua fase espressionista prima dell’incontro con Picasso. C’è poi un quadro di Van Gogh: Entrata al Parco Voyer-D’Argenson ad Asnieres del 1887. Il pittore con un tocco misterioso ci mostra il parco visto dall’esterno.
L’ultima sezione della mostra è dedicata al simbolismo e ci presenta un’altra grande figura dell’arte a cavallo tra i due secoli: Paul Gauguin. Le sue opere in esposizione sono: Donna che passeggia (bronzo del 1880), ed i dipinti Case a Vaugirard (1880), Villaggio in Martinica (1887), Upa Upa La danza del fuoco (1891), Natura morta (1899), Paesaggio con cane (1903).
I colori sono accesi e la pittura sembra piatta. L’artista rievoca con nostalgia i luoghi dove è vissito, autentici paradisi, i villaggi in Martinica e a Tahiti. Una testimonianza malinconica di un’infanzia e di un paradiso perduti dell’umanità, luoghi a cui l’artista e noi con lui, aneliamo.
Insieme a Gauguin c’è anche, nella Scuola di Pont-Aven, il pittore Emile Bernard con lo splendido ritratto di Marie Lemasson (1892). La mostra si chiude con due straordinari protagonisti: Pierre Bonnard con i suoi tagli spaziali vicini a Degas: Natura morta con tre grappoli d’uva (1922) e Edouard Vuillard con il suo intimismo borghese unito alla moderna pennellata divisionista: Misia sulla chaise longue (1900).
Le emozioni ed i sentimenti che questi quadri e sculture provocano in noi spettatori profani sono intense. La capacità di rappresentare i paesaggi naturali ed urbani, i ritratti, le nature morte ecc., indicano un grande spirito di osservazione di questi grandi artisti ed un amore verso la pittura.
Quindi un invito a tutti ad andare a visitare la mostra che rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2009.
Nadia Vanini con la collaborazione di Renato Bresciani
Settembre 2008, Verona
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settembre 2008
Parte 1.
Sabato 30 agosto a Venezia si è potuto visitare la "Peggy Guggenheim", e approfittando dell’occasione mangiar del buon pesce.
Palazzo Venier dei Leoni, sede della P.G. collection è stata la residenza della grande collezionista di arte moderna Peggy Guggenheim, per l’appunto. Una grande ricchezza di pittura e scultura del ‘900 viene offerta allo sguardo dei visitatori. I bambini vengono coinvolti in attività didattiche divertenti. La Collezionista conobbe i più grandi artisti dell’Avanguardia (anni ‘39 e ‘40) e acquistò le loro opere mettendo le basi per la futura galleria d’arte moderna. I quadri e le sculture della sua collezione hanno viaggiato tra Parigi, Londra, New York e infine Venezia dove arrivarono nel 1948-1949. Le ceneri di questa grande donna riposano nel giardino di Palazzo Venier dei Leoni.
Si ha la sensazione di fare un tuffo in un libro di storia dell’arte moderna, solo che qui i quadri sono a grandezza naturale e li puoi ammirare direttamente.
Nadia Vanini
Mi sono iscritta ad uno stage di danza Medioorientale, promosso dal CID, Centro internazionale della Danza di Rovereto. Lo stage si è svolto presso la palestra dell’Auditorium Fausto Melotti, presso il MART. L’Insegnante che ha condotto lo stage è la Signora Djamila Henni Chebra, egiziana.
Uno stage di livello intermedio, quello al quale ho pertecipato, ma intenso e molto strutturato. Conoscenze di danza classica, contemporanea e medioorientale, apparivano qua e là, durante lo stage. Il curriculum di questa straordinaria danzatrice ti fa pensare quanto sia grande e ricco il risultato di contaminazione dopo che un danzatore ha studiato e praticato i vari generi della danza. E poi quella delicatezza e quel tocco orientale nei gesti, nella coreografia. Un’esperienza unica. Ho pensato: vado a questo corso, muovo un poco il paniere, dato che faccio un lavoro sedentario…Macchè, la Djamila ci ha fatto lavorare e sudare sette camicie. Lavoro a terra, passi di danza, musica e danza…un lavoro pazzesco…mi chiedo come sono sopravvissuta! E poi il risultato: stanca si ma felice, rilassata. Abbiamo fatto lavorare quei muscoletti piccoli e grandi delle gambe, del paniere (metafora di sedere, deretano ecc.), smosso la pancia ecc.
Un vero toccasana per noi donne giovani e meno giovani, di tutte le taglie e formato.
Il pubblico è composto da spettatori, appassionati di danza, da giornalisti, da operatori. Un invito a tutti a partecipare (è gratis) e a godere di questa bella opportunità e dell’ospitalità di questa cittadina. Rovereto oramai in fatto di cultura (mostre, spettacoli e stages ecc.) compete con le capitali europee, dimostrando che “piccolo è bello”!
Nadia Vanini
ROBERTO BARNI, pittore e scultore toscano, espone le sue opere a Palazzo Forti di Verona, fino al 9 novembre 2008.
L’uomo di Barni, raffigurato in quadri e sculture è un moderno viandante del mondo, come Bruce Chatwin.
Camminare, andare in bici, in treno, per esplorare e conoscere luoghi lontani e paesi vicini, la gente, le cose, i paesaggi.
Remare in una barca-vasca da bagno con un sosia, dondolarsi su di una scala-altalena. Avvicinarsi ai propri simili, compagni di esperienza e di viaggio, senza mai conoscersi veramente.
Camminare, andare, fuggire, viaggiare, migrare, ritornare, sembrano le caratteristiche principali dell’uomo contemporaneo.
I suoi uomini sono longilinei, sempre in fase di spostamento in un altrove che impedisce loro di riflettere, presi dal vortice della vita.
Per me Roberto Barni, artista profondamente dolce e umanissimo ma determinato, anticipa nei suoi capolavori la tematica dell’uomo migrante.
R. Barni, in conferenza stampa, nel giorno dell’inaugurazione della mostra (20 giugno 2008) ha detto che il suo principale ispiratore è stato il Masaccio ed è vero. Nelle figure eleganti e stilizzate, che evocano l’epoca quattrocentesca, dei dipinti e delle sculture di R. Barni si trova traccia di questo Grande del passato. Però la rievocazione ha uno stile personalissimo, Roberto Barni artista della corrente concettuale e minimale rilegge l’uomo di oggi come il suo cuore lo vede.
L’uomo, gli uomini, l’umanità, esseri in movimento che sembra si incontrino nell’opera particolare ma che non riescono mai ad incontrarsi veramente nella vita.
Un invito a visitare questa bella mostra. Chiusura del Museo di Palazzo Forti il lunedì.
Nadia Vanini e Renato Bresciani
8 AGOSTO 2008
Come al solito il MART ti offre 4 mostre in contemporanea : un maxicono d’arte. La mostra Germania contemporanea, Dipingere è narrare. Tim Eitel, David Schnell, Matthias Weischer, curata da Gabriella Belli e Achille Bonito Oliva (dura fino al 26 di ottobre), è quella che più mi ha reso ricca per poter guardare attorno a me la vita, le persone, gli oggetti.
Matthias Weischer e i suoi interni vintage (tipo anni ’50). Riprende quel filo lasciato da Edward Hopper. Un filo che si dipana in interni di solitudine in cui le persone sono o sole o in coppia ma ammutolite. M. W. le fa scomparire, dissolversi nell’interno della casa. Gli oggetti hanno una vita più lunga delle persone, a volte. L’artista consuma i suoi personaggi che si dissolvono, svaporano.
Tim Eitel dipinge quadri piccoli e grandi. Si accorge della realtà quotidiana e la descrive in tonalità di grigio. I piccioni sulla strada, i poliziotti, i bidoncini dei rifiuti: racconta la quotidianità che noi tutti vediamo più volte al giorno ma senza nobilitarla, senza fissarla in uno scatto, in un quadro, in una canzone.
Matthias Weischer con le sue assicelle danzanti, ubriache d’aria, nello spazio, scollegate ad una struttura razionale….e i colori…tanti delle piante, dell’aria, dei fiori.
Così sono uscita dal MART con il mio compagno Renato Bresciani, e mi sono fermata al giardino, all’altro lato della strada. Alberi secolari, piccioni che percorrono i vialetti e si fermano a bere presso la fontanella. E sotto un’albero una boteriana badante dell’EST, sdraiata sul fianco e per terra. Un abito nero a fiori, una posizione di relax…se ci fosse Tim Eitel forse farebbe uno scatto e poi un quadro su questo soggetto. Più tardi la ritrovo per i viali del giardino con le sue amiche…donne stanche, lontane da casa.
Però stanno assieme, ridono, condividono il cibo e si raccontano la vita.
A Verona, nel Parco delle Mura, curato da Lega Ambiente, verso Porta Nuova, c’è una meta di picnic di fine settimana, delle persone immigrate che mangiano assieme, a volte cantano la nostalgia e scherzano. Assieme, con un senso comunitario che noi, forse, abbiamo perso nel benessere consumistico di oggi.
E un augurio di una buona estate, rinfrescata, speriamo, da qualche temporale, gite in montagna, nuotate.
Nadia Vanini
SCHIZA SU STO STRAMBOTO
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/04-09-25/07.spm
La Mostra è curata da Mauro Fiorese ed Enrica Viganò. La mostra è una retrospettiva di 50 anni di lavoro del maestro. Sono esposte oltre 200 fotografie e testi.
Ci sono Ritratti, Sequenze, Foto-Testi.
Il contenuto della mostra è spiritoso, ironico e poetico. Vale la pena di fare un salto a Verona e visitarla. Uno dei suoi testi in mostra, tradotto in italiano, recita così:
Una lettera da mio padre
Fin dove arriva la mia memoria, mi ricordo che mio padre sempre mi diceva che un giorno mi avrebbe scritto una lettera molto speciale. Però non mi ha mai detto di cosa avrebbe parlato. Io cercavo continuamente di indovinare quale intimità avremmo un giorno finalmente condiviso, quale mistero, quale segreto di famiglia mi sarebbe stato rivelato. Io so quello che avrei voluto leggere in quella lettera. Speravo che mi dicesse dove aveva nascosto il suo affetto. Ma poi egli morì e la lettera non arrivò mai. E io non trovai mai il luogo dove aveva nascosto il suo amore.
Nadia Vanini
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Cari amici, per il mio compleanno e per un incidente in bici mi sono arrivate delle mancette...e forse a settembre posso prendermi un computer.
"In Argentina c'è una grossa crisi tra gli agrari ed il governo e si teme un colpo di stato dei militari...se non si risolve il problema. Intanto manca il latte per la gente, e quello che c'è viene buttato via...
A proposito con la tessera degli Amici della bicicletta di VR (AdB) c'è l'avvocato gratis nel caso che ci tirino sotto...io ho fatto causa e, dopo un anno, il giudice di pace el mà dà reson...ostrega!!! Si chiama Renzo Segala e fa anche musica jazz, oltre che andar in bicicletta....a Verona c'è anche gente bella e in gamba!!!
Nadia
Mi piaceva disegnare e studiare.
Andare a spasso con gli amici e fare all’amore.
Mi piaceva vivere e viaggiare.
Ora non sono più vivo su questa terra che ho amato e respirato in allegria in ogni primavera.
Non doveva andare così.
Avevo la vita davanti, le cose buone e le incertezze.
Ora l’erba crescerà sulla mia tomba e fra poco la gente si dimenticherà di me
Penserà ad altro, io cadrò nell’oblio.
Amavo questa bella città che ha un cuore che pulsa
Che ha gente che aiuta
Che ha buona volontà
Che vuole cambiare.
Voi che rimanete,
fate che io non sia morto invano.
Seminate l’amore e la pace.
Scordate gli screzi e gli odi.
Si vive una sola volta
Non vale la pena odiare
e bruciarsi la vita.
La Rondine di primavera
EL BURIOLO
Son sta tirà in bal da Renè d'Asparè. NoN vui essar la solita sapientona. Spiego solo du cosse. El ciclo magico dei dodese giorni scominsia la vigilia de Santalussia = la santa che sluse. Lè un ciclo magico de sogni e presagi, un capo de l'ano, una festa de solstizio. La se ripete par tre olte. Con la vigilia de Nadal e la vigilia de la Pasqueta. L'ano novo lè zueno(santalussia) e le vecio (la pasqueta), lè butin (Gesù bambin). Lè tuta una storia de riti propiziatori per la campagna che ga radise nell'antichità pagana e che poi el cristianesimo el ga santificà. I sogni che se fa nele noti de la vigilia de Santalussia, Nadal, la Pasqueta iè sogni di presagi de cosse che se va a realisar. Ve consiglio der magnar poco par sognar ben e averghe dele bele speranse per el vostro futuro, nele sere de queste tre importanti vigilie. Auguri a tuti quanti zerchemo de volerse ben e de rispetar el prossimo. Ma Re - nato sparso e sperso el me ricorda inveze che el Pasqueton che el girava intorno al buriolo el menava el legnoto e bote ai buteleti che voleva tirarghe via la mascara.
J. Uelsmann è uno dei più grandi maestri della fotografia moderna e contemporanea. E’ nato a Detroit nel 1934, fa parte di un selezionato gruppo di artisti che si può dire abbia cambiato il linguaggio stesso del mezzo fotografico. Fin dagli inizi della sua carriera, verso la fine degli anni cinquanta, divenne il pioniere di un nuovo approccio, diametralmente opposto all’estetica prevalente del periodo, che influenzò un’intera generazione di artisti e fotografi. Le sue immagini dal sapore onirico creano spontanee associazioni, riferimenti e omaggi alla pittura di René Magritte, agli studi di psicologia di Carl Gustav Jung e alle fotografie di Man Ray. Realizzate analogicamente con sofisticate combinazioni di tecniche di ripresa e di stampa in camera oscura, le sue surreali composizioni hanno anticipato di decenni le immagini create attraverso la manipolazione digitale. I suoi lavori hanno ricevuto molti riconoscimenti internazionali, fanno parte delle più importanti collezioni di fotografia del mondo e sono stati esposti in più di un centinaio di mostre personali. J. Uelsmann ha studiato al Rochester Institute of Technology e alla Indiana University e ha insegnato per più di 40 anni presso la University of Florida a Gainesville dove ancora oggi risiede insieme alla moglie e artista Maggie Taylor.
Ho intervistato brevemente l’artista.I
Io (Nadia): Ho visto una fotografia qui esposta in mostra agli Scavi Scaligeri di Verona dove c’è un occhio che appare nella trama del legno…mi ha fatto ricordare la trave della stanza da letto della mia infanzia…io vedevo degli occhi nella tramatura del legno. Secondo me lei come artista ha una percezione della realtà viva e creativa permeata di fantasia e immaginazione,
come accade in un bambino.
Jerry: Sono molto contento che lei ha trovato un modo di relazionare direttamente i suoi ricordi personali con le mie immagini.
Io: lei fa molti scatti fotografici e poi lavora in laboratorio, crea delle composizioni attraverso il montaggio.
Jerry: La camera oscura per me è come un laboratorio di ricerca visuale, come lo studio di un pittore, dove vado per costruire le immagini.
Io: Il rapporto con i pittori e gli scultori che insegnavano all’Università con lei, come è stato?
Jerry: Io ero l’unico insegnate di fotografia, tanti anni fa. Mi interessavo al loro lavoro. C’era collaborazione e scambio.
Io: Chi sono stati i suoi maestri, quando studiava, da giovane?
Jerry: Minor White. Uno dei più grandi doni ricevuti durante il periodo di formazione fu quello di sentirmi rispondere alle mie domande ancora con domande più stimolanti e interessanti da parte di docenti straordinari come Beaumont Newhall, Ralph Hattersley, Minor White, Henry Holmes Smith.
Otello(un amico mio) chiede a Jerry: Riferendoci alla donna che è la più grande creatura che abbia fatto il creatore, mi sembra che nelle sue fotografie lei dia più valore alle mani. La donna la mette, si, ma di straforo e piccola. Forse la considera poco?
Jerry: Fotografo sempre le donne ma mi piace che loro funzionino come un aspetto simbolico di altri messaggi. Per es. il fatto di tenerle in mezzo a delle mani. In quel caso è la mano che dà la natività, i natali alla donna. Voglio che il nudo funzioni più in un contesto esteso e non fotografo il nudo semplicemente per avere un soggetto estetico. Quindi non mi interessa il nudo di per sé ma e soprattutto che sia slegato da delle divise. Quando siamo nati eravamo così. Un altro es., un riferimento al trattamento della figura di nudo di donna è la fotografia esposta in mostra dove c’è la donna sotto e sopra una scultura classica. Io metto così in riferimento i due soggetti, creo un omaggio alla donna e alla storia dell’arte.
Dott. Nadia Vanini
Verona 16 febbraio 2007
Una nota coloratissima di vita dalle opere dell’artista Andy. Grazie all’allestimento della titolare del bar, esperta in scenografia, le tele sono state illuminate in modo da essere viste dall’’esterno, come in una serie di vetrine che il passante può contemplare mentre passeggia sotto il portico della nobile Basilica palladiana. La luce blu del neon, scelta dall’autore,illumina i quadri facendone risaltare i colori studiati apposta per reagire alla luce. Così labbra, capelli ed altro choccano lo spettatore. I temi delle opere sono figure stilizzate tratte anche dai fumetti. Si pensa un poco alla pop art , vedendo questa mostra. Il creativo, multicolore, girandolico bar borsa ricorda nella sua temporanea mutazione visionaria il bar del quadro Night Hawks di Edward Hopper. (nel sito di Massimo Carlotto potete vederlo). Allegria, colore, luci popolano questo buio antro grazie alle vetrine accese per incanto. Ed è calore e festa: gente che si ferma formando crocchi rumorosi. Ci vuole poco a civilizzare gli spazi urbani..bastano alcune goccie d’arte di Andy dei Blu vertigo e della brava titolare del Bar Borsa!
LidiA NADIA VANINI


Nadia Vanini
Ciao.
Dott. Nadia Vanini Lidia
In una breve intervista ho chiesto alla grande studiosa russa E. Petrova quanti sono i quadri dei pittori ambulanti russi che hanno nel loro museo a San Pietroburgo. La risposta è stata: "2000 circa". Come sono entrati a far parte del museo, ho chiesto. Ha risposto: "Sono venuti direttamente dalle raccolte private e dagli ateliers degli artisti. Inoltre sotto Stalin, sotto la sua figura, c'è stato il modo di ragrupparne tanti, la maggioranza". Non avevo ancora visto la mostra ma ho chiesto se in questi quadri (dei pittori ambulanti russi) viene rappresentato l'amore per la terra, per il popolo, per i contadini e la gente comune delle città. Ha detto: "Mi riferisco allo scrittore A. Cechov. La sua scrittura corrisponde con la pittura esposta ora a Palazzo Forti. Questa è l'anima russa". Concludendo, E. Petrova ci spinge a leggere le opere di A. Cechov e di vedere la mostra "Kandinsky e l'anima russa", aperta da poco a Palazzo Forti, per conoscere l'anima russa.
Dott. Nadia Vanini
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