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TRACE LETERE ARTE

ISOLE SPAMPINE' REPVBLICA VENEXA DA MAR

SETE AVE MARI A DRENTO I LIDI DEL BOSCO SACRO ISOLE VENEXIA PALO AVI (ENDOLAGUNA)


DANTE ALIGHIERI TRADUZION IN LINGUA VENETA DE RENATO DE PAOLI XX CANTO I ACNTICA . REGIA E MONTAGGIO INSERIMENTO MARCELLO CASAROTTI

SCHIZA SU STO STRAMBOTO
I PARTE
http://www.youtube.com/watch?v=nE5ZjXOOZ-0
II PARTE
http://www.youtube.com/watch?v=DSHwCftHsog&feature=related


ANNI '60 OMAGGIO ALLA FAMIGLIA RONCHIN. REGIA E MONTAGGIO INSERIMENTO MARCELLO CASAROTTI

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http://www.youtube.com/watch?v=3vz_5EERlkE


BROLO RONCHIN 2008 DANZE SACRE SAN ZENON MINERBE

http://www.youtube.com/watch?v=za3BPoCfqTw&feature=related


CASELLE DI PRESSANA

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http://i42.servimg.com/u/f42/12/62/81/36/23042010.jpg


BRINDISI ALLA CIVILTA' FLUVIALE 2008

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http://www.youtube.com/watch?v=taxabLOA1ZQ


FILMATI DA LE ISOLE SPARSE

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http://www.youtube.com/results?search_query=mathildeDLM&search_type=&aq=f


OMAGGIO AL GRANDE SISTO MAESTRO E ARTISTA DELLA MECCANICA , DELL'ELETTRONICA ASPARETTO SAGRA

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http://www.youtube.com/watch?v=I3-VvMBfaLU


SERGIO BISSOLI REGISTA SCRITTORE

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http://www.youtube.com/results?search_query=BISSOLIS&page=1


Civilta' acua aleata - Insubria - PATRIARCATO DE AQUILEIA -- Isole Sparse - Spampine' - Risaia santa casa pietà a Sparè - Fond. Museo Biblioteca Scrittrice Rosa Lanza Ferrarini Bertelè ved De Paoli Museo Biblioteca Paolo Bertin Via Bruso S. Gregorio (Cucà) Veronella Tel fax 0444 323071 http://depaoli.pbwiki.com www.artedepaolironchin.org
www.vicenzafoto.it e.mail depaolirenato@gmail.com casella postale 189 , 36100 Vicenza Centrale Italia C.F. 95035170240 PIVA 013186340240 - CCIIAA VICENZA EDAR 26 09 1996 IRAEA 228975 15 o6 1994 codice PROT 0700040595 12/18 ISTITUTO REGIONALE ISOLE SPARSE PALEOALVEI TION TARTARO MENAGO ARGINE ALPON GUA' EDRON "CIVILTA' ACUA" RICERCA SCIENTIFICA STORICA ARCHEOLOGICA DEMOETNOANTROPOLOGICA - in convenzione con Associazioni, Comuni, Regione, Stati.
c/o Asso. A.R. - Direttore Responsabile Renato De Paoli
© Re nato da sparè to Vicenza poeta scritor zercador Veneto spaerso isole paleoalvei Timavo Isonzo Stella Livenza Piave Brenta Bacchiglion Retron, Dugal, Tregnon, Menago, Sanoa, Piganzo, Lavegno , Tion , Tron, Molinella, Tre ven zo, Core zo, Mincio CESE, OIO, ADA, Secia, Panaro, RENO, Po Tartaro Adige Alpon Guà Frassine Bisato Naviglio 2005-04-23

SOMMARIO Show all pages

SCHIZA SU STO STRAMBORO PAR CATAR ALTRE PAGINE

pagina da 1 COMUNICATI a CENSURA http://depaoli.pbwiki.com/AllPages

pagina da CHALLENGER a NEL TEMPO DELLA DEA http://depaoli.pbwiki.com/AllPages?pageID=2

pagina da NERKA a VENETI http://depaoli.pbwiki.com/AllPages?pageID=3

pagina da VENETO a VNIVERSIXA' http://depaoli.pbwiki.com/AllPages?pageID=4



"Sassi all’imperatore e paludi a Venexia, frappoco vedremo la politica cosa dispone e chi ha ragione."così Ottavia Negri Velo (settembre 1797)


NOVEMBRE 1810 VEN SCANCELA' SPARE - ASPARETTO - ISOLE SPARSE - SPAMPINE' - DOPO WAGRAM

DOPO LA SOLEVAZION DEL VENETO DEL 1809 E LA REPRESION DEI FRANCESI OCUPANTI LA REPUBLICA VENEXIA CON MASACRI E ISOLANI SASINE'.
RICORE 200 DOSENTO ANI DELA SCANCELAZION DE SPARE' CORE ZO VILAFONTANA VENERA

CALCOSA POL CONTARNE EL CAPO DELA POLIZIA DA L'ADIGE AL MINCIO EL COMISARIO STRAORDINARIO GIACOMO BREGANZE (1773 - 1835) CHE LA COMANDA' DA VICENZA AI DIRETI ORDINI DE MASSENA (GENERAL FRANCESE E NAPOLEON) DAL 1802 - 3 AL 1814 - 15.





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http://i42.servimg.com/u/f42/12/62/81/36/26082010.jpg
All' On.le Ministro dello Sviluppo Economico l'on. Claudio Scajola
(Ministero attività produttive ed economiche, nonché dell'energia e delle risorse minerarie, dei consumatori, del turismo, come pure dell'internazionalizzazione e agli incentivi alle imprese).
Si chiede il suo alto interessamento per la soluzione del problema qui sotto riportato.

Grato per quanto potrà fare porge cordiale ringraziamento.
Per Asparetto
Vniversixà Isole Sparse Menago.

Renato De Paoli

ASPARETTO: CARO SINDACO STA STORIA GA DA FINIR IMPRESIA! 2008

Schiza chi soto sto stramboto par capir
http://www.sdamy.com/asparetto

Se non sbaglio a breve viene il sindaco ad Asparetto…. sarebbe molto utile che gli arrivasse il messaggio di attivarsi per portare l’ADSL su cavo ad Asparetto…

Asparetto è in mezzo a luoghi coperti dall’ADSL su cavo e visto l’esiguo numero di connessione previste non vedo quali grossi impedimenti ci siano per telecom a portare il segnale su cavo… mah


INTERVISTA AL GOVERNATORE VENETO GIANCARLO GALAN

«Il Veneto è diverso dalle altre regioni d'Italia»

«È diverso perché è chiuso fra due autonomie speciali. Diverso perché ogni veneto che possiede una barca a poppa ha la bandiera italiana e, a fianco, quella della sua regione: non capita ovunque. Chi vive da noi ha una storia, una tradizione e bene o male si sente erede della repubblica che ha avuto la più lunga durata nella storia dell'umanità».

SCHIZA CHI SOTO SU STO STRAMBOTO PAR L'EZAR L'INTERVISTA
http://iltempo.ilsole24ore.com/2008/06/30/896631-galan_come_coca_cola.shtml


http://www.servimg.com/image_preview.php?i=2&u=12628136
Cerchiamo collaboratori che vogliano valorizzare le possibilità offerte da questo portale e che come noi credano in questo progetto senza fini di lucro.
Voi far parte o fai parte di un’associazione tri veneta o italiana all’estero? Per la prima volta un’associazione potrà avere una propria visibilità su internet in forma assolutamente gratuita e in modo semplicissimo. L’inserimento delle notizie potrà essere gestito in modo autonomo, o con l’aiuto della nostra redazione.
Sei un italiano all’estero o parli italiano? Sei Veneto e parli Veneto, Mandaci le notizie che ritieni più interessanti sulle comunità italiane e Venete all’estero. Questo strumento permetterà di fare sentire la tua voce e fare emergere le tue esigenze e quelle della tua comunità.
Vivi nei paesi della Republica Veneta e sei interessato a collaborare? Mettiti in contatto con il nostro staff e diventerai un nostro inviato locale nelle Isole Citta Stato Federate Sparse dove vivi.
Per ogni informazione al riguardo o per diventare nostro collaboratore scrivi a: depaolirenato@gmail.com

Importante
- Per diventare nostro collaboratore non c'è bisogno di particolari competenze informatiche.
- L’articolo può essere inviato via mail. E’ tuttavia contemplata la possibilità di curare personalmente lo spazio di un’associazione.
- Non vi sono numeri minimi di articoli da inviare

scriveme depaolirenato@gmail.com * AGENZIE - Renato De Paoli

PLINIO EL VECIO HISTORIA NATUARLIS
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TUTO SERGIO BISSOLI REGISTA SCRITOR http://www.youtube.com/results?search_query=BISSOLIS&page=1
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SCRIVIME A CASELLA POSTALE 189 , 36100 VICENZA CENTRO

IMPIZA LA RADIO http://www.raixevenete.net/jornale_radio_veneto.asp

speciale europei di calcio con ansa http://www.ansa.it/europei2008/isports/euro08.html

EDUCAZION

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MOTOR PAR ZERCAR

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TRACE LETERE ARTE

ISOLE SPAMPINE' REPVBLICA VENEXA DA MAR

SETE AVE MARI A DRENTO I LIDI DEL BOSCO SACRO ISOLE VENEXIA PALO AVI (ENDOLAGUNA)


"Sassi all’imperatore e paludi a Venexia, frappoco vedremo la politica cosa dispone e chi ha ragione."così Ottavia Negri Velo (settembre 1797)

NA STORIA - CON POCA ACUA - DE VICENZA)

http://www.raixevenete.com/forum_raixe/topic.asp?TOPIC_ID=4889


NOVEMBRE 1810 VEN SCANCELA' SPARE - ASPARETTO - ISOLE SPARSE - SPAMPINE'

DOPO LA SOLEVAZION DEL VENETO DEL 1809 E LA REPRESION DEI FRANCESI OCUPANTI LA REPUBLICA VENEXIA CON MASACRI E ASASINI.

RICORE 200 DOSENTO ANI DELA SCANCELAZION.

CALCOSA POL CONTARNE EL CAPO DELA POLIZIA DA L'ADIGE AL MINCIO EL COMISARIO STRAORDINARIO GIACOMO BREGANZE (1773 - 1835) CHE LA COMANDA' DA VICENZA AI DIRETI ORDINI DE MASSENA (GENERAL FRANCESE E NAPOLEON) DAL 1802 - 3 AL 1814 - 15.

EL BRAO MIRTO SARDO SCRIVE CI L'E' GIACOMO BREGANZE

SCHIZA SU STO STRAMBOTO PAR SAVER CI L'E'.
http://digilander.libero.it/ottavianegrivelo/riferimenti/bregangia.htm


"I VENEXI OTIMI COMBATENTI I RIESE A RESISTAR A LA PRIMA INVASION ETRUSCA". A RESISTAR I'E' STA LE ISOLE SPAMPINE' PALO AVE-I MINCIO TION TARTARO TREGNON MENAGO FRATA GUA' (QUEL CHE ANCO' VEN CIAMA' BASA VERONESE) - "ISOLANI VITORIOSI CONTRO EL TENTATIVO DE INVASION COSITA LE ISOLE SPAMPINE' VENEXIA, COME AL SOLITO, MANTIEN SOLO AFARI E COMERCIO SU QUEI CHE A PERSO".

COSITA MARCO MARCHESAN SU RAIXE VENETE MAJO/JUGNO 2008 N. 3/08, TESTO TIRA' FORA DA ANNALI DEL FRIULI, FRANCESCO DI MANZANO UDINE 1858, FILIASSI - I VENETI PRIMI - 1856 - ; MICALI - L'ITALIA AVANTI IL DOMINIO DEI ROMANI - 1821 - ; VIRGILIO, GEORGICHE.


RIGONI STERN : VENEXIA IN LUTO

http://www.sabatoseraonline.it/home_ssol.php?site=1&n=articles&category_id=15&article_id=110692&l=it

QUANDO NE LASA UN GRANDE SENTEMO UDO. QUANDO NE LASA UNO CHE A SOFERTO CON NOANTRI, CRESUO, CO NOANTRI, NATO CON NOANTRI, UNO DEI NOSTRI MAESTRI, DEI NOSTRI TESTIMONI , DELE NOSTRE MEMORIE SENTEMO EL DOVER DE CIAPAR IN MAN EL SO LAORO LEZARLO E RILEZARLO PAR SPEIARSE PAR CAPIR , PAR ZERCAR DE CAPIR , DE VEDAR DEDRIO ALE PAGINE , TRA NA RIGA E N'ANTRA. ADESO BISOGNA CIAPAR IN MAN EL SO LAORO E PORTARLO AVANTI COME IN MILE E MILE ANNI EMO FATO DE TEGNER DA CONTO I NOSTRI AVI O LE NOSTRE AVE.

http://www.asiago.com/home/detailgiornale.asp?iData=2729&iCat=325&iChannel=1&nChannel=News


PENISOLA E ISOLE VENEXULATE
http://notes9.senato.it/W3/biblioteca/srchdb.NSF/MultiDBCartina?OpenPage

- Civilta' acua alleata - Insubria - PATRIARCATO DE AQUILEIA -- Isole Sparse - Spampine' - Risaia santa casa pietà a Sparè - Fond. Museo Biblioteca Scrittrice Rosa Lanza Ferrarini Bertelè ved De Paoli Museo Biblioteca Paolo Bertin Via Bruso S. Gregorio (Cucà) Veronella Tel fax 0444 323071 http://depaoli.pbwiki.com www.artedepaolironchin.org
www.vicenzafoto.it e.mail depaolirenato@gmail.com casella postale 189 , 36100 Vicenza Centrale Italia C.F. 95035170240 PIVA 013186340240 - CCIIAA VICENZA EDAR 26 09 1996 IRAEA 228975 15 o6 1994 codice PROT 0700040595 12/18 ISTITUTO REGIONALE ISOLE SPARSE PALEOALVEI TION TARTARO MENAGO ARGINE ALPON GUA' EDRON "CIVILTA' ACUA" RICERCA SCIENTIFICA STORICA ARCHEOLOGICA DEMOETNOANTROPOLOGICA - in convenzione con Associazioni, Comuni, Regione, Stati.
c/o Asso. A.R. - Direttore Responsabile Renato De Paoli
© Re nato da sparè to Vicenza poeta scritor zercador Veneto spaerso isole paleoalvei Timavo Isonzo Stella Livenza Piave Brenta Bacchiglion Retron, Dugal, Tregnon, Menago, Sanoa, Piganzo, Lavegno , Tion , Tron, Molinella, Tre ven zo, Core zo, Mincio CESE, OIO, ADA, Secia, Panaro, RENO, Po Tartaro Adige Alpon Guà Frassine Bisato Naviglio etc etc, 2005-04-23

VIEN VIA CON MI

http://dailymotion.alice.it/related/x1dall_sustenite-i-marinari_news/video/xbont_paolo-conte-vieni-via-con-me-robert_creation?from=rss


BESTIE ERBE E FIORI ENDOLAGUNA
SCHIZA SUL STRAMBOTO
http://www.istitutoveneto.it/venezia/divulgazione/valli/index.php?pageNum_img=0&totalRows_img=127

Duane Michals, fotografo americano nato in Pennsylvania nel 1932, espone le sue fotografie agli Scavi Scaligeri, dal 21 giugno al 14 settembre 2008.

La Mostra è curata da Mauro Fiorese ed Enrica Viganò. La mostra è una retrospettiva di 50 anni di lavoro del maestro. Sono esposte oltre 200 fotografie e testi.
Ci sono Ritratti, Sequenze, Foto-Testi.
Il contenuto della mostra è spiritoso, ironico e poetico. Vale la pena di fare un salto a Verona e visitarla. Uno dei suoi testi in mostra, tradotto in italiano, recita così:
Una lettera da mio padre
Fin dove arriva la mia memoria, mi ricordo che mio padre sempre mi diceva che un giorno mi avrebbe scritto una lettera molto speciale. Però non mi ha mai detto di cosa avrebbe parlato. Io cercavo continuamente di indovinare quale intimità avremmo un giorno finalmente condiviso, quale mistero, quale segreto di famiglia mi sarebbe stato rivelato. Io so quello che avrei voluto leggere in quella lettera. Speravo che mi dicesse dove aveva nascosto il suo affetto. Ma poi egli morì e la lettera non arrivò mai. E io non trovai mai il luogo dove aveva nascosto il suo amore.
Nadia Vanini


INDIPENDENZA REPVBLICA VENEXIA - I VENETI -

BUSATO

SPIEGA L'AUTODETERMINAZION DEL POPOLO VENETO

SCHIZA SU STO STRAMBOTO
1A PARTE
http://www.youtube.com/watch?v=2a6H4IKTb4o
2A PARTE
http://www.youtube.com/watch?v=H5-AE0pe47Y&NR=1
SCHIZA SU STO STRAMBOTO
http://www.repubblica.org/governo/veneto/decreti/dec06l10_v.html


« Il Veneto è la mia Patria. Sebbene esista una Repubblica Italiana, questa espressione astratta non è la mia Patria. Noi veneti abbiamo girato il mondo, ma la nostra Patria, quella per cui, se ci fosse da combattere, combatteremmo, è soltanto il Veneto. Quando vedo scritto all'imbocco dei ponti sul Piave fiume sacro alla Patria, mi commuovo, ma non perché penso all'Italia, bensì perché penso al Veneto. »

(Goffredo Parise, Il Corriere della Sera, 7 febbraio 1982)


Il 23 giugno 1797 il patriota veneziano Antonio Margarini viene fucilato per sentenza della “Municipalità Democratica” per aver capeggiato la sollevazione popolare contro quei patrizi che avevano decretato il 12 maggio precedente la fine della Repubblica di Venezia e la resa al generale Buonaparte.

La sua vicenda umana e politica viene riproposta da un nuovo libro di Federico Fontanella: “Antonio Margarini ovvero: La sera del 12 maggio 1797”.

Editoria Universitaria


16 MAGGIO 1797

CONDANNATO A MORTE E FUCILATO da un illegittimo e invasore tribunale militare francese CONTE FRANCESCO EMELEJ (121) A Verona

CONDANNATO A MORTE E FUCILATO da un illegittimo e invasore tribunale militare francese AUGUSTO VERITA’ (122) A Verona

CONDANNATO A MORTE E FUCILATO da un illegittimo e invasore tribunale militare francese GIO:BATTISTA MALENZA (123)a Verona

Da un tribunale militare di guerra(una guerra non dichiarata, contro una nazione sovrana REPVBLICA VENEXIA (ISOLE SPAMPINE'), neutrale. (scancelà)



14 GIUGNO 1797 *** 26 PratELe Anno V

ROBA' LA MARINA ALA REPVBLICA VENEXIA ISOLE SPAMPINE' CITTA' STATO - GRANDA EDOLAGUNA. (NA FLOTA TANTO TEMUA') VANTO VENEXIA. (LA ZAXA DEI INGLESI - I'OCI DE VIENA - EL SOGNO DE MOSCA - EL CORTEL DE PARIGI - LA FURBIZIA DE MADRID - )

NAVI E MARINA NOSTRA REPUBLICA VENEXA

http://www.youtube.com/watch?v=zc5XJxHrQjA

http://www.youtube.com/watch?v=p-Pzhw9kuNg&feature=related

PORTI VENEXIA NAVI E MARINA NOSTRA MINISTRO DELLA MARINA REPUBLICA VENEXA

http://www.youtube.com/watch?v=8EP8rgE4vwM&feature=related

14 GIUGNO 1797 *** 26 PratELe Anno V

http://www.youtube.com/watch?v=QITnoC-3gk0&feature=related - A FOZZATO - ROBA TOLTA VA DEOLTA - SCRIVE FORTE E CIARO LE ISOLE SPAMPINE' - DOPO LA PLENIXUDE POTESTATIS ANCA STO QUA' CIAVA E ROBA ALE ISOLE LA SO ROBA. MA LE MEMORIA LONGA DEI VENXI NO SE DESMENTEGARA'. COME CLEMONIO PRESTO ANCA STI PARUCONI LA STORIA GHE RENDARA' QUEL CHE I'A' SOMENA.

Napoleone Bonaparte si è violentemente impossessato dell'intera flotta mELitare della Repubblica VENETA, ancora forte di

- 10 NAVI di linea da 70 cannoni

- 11 NAVI di linea da 66 cannoni

- 1 NAVI di linea da 55 cannoni

- 13 fregate da 42 e 44 cannoni

- 2 fregate da 32 cannoni

- 3 brick da 10 cannoni

- 2 cotter da 10 cannoni

- 1 goletta da 16 cannoni

- 1 bombarda da 5 cannoni

- 16 cannoniere con un pezzo da 40 e 4 da 6

- 31 obusiere con 2 obici da 40 e 4 pezzi da 6

- 10 galleggianti con 2 cannoni da 30

- 1 batteria galleggiante con 7 pezzi da 50 sul perno

- 40 passi armati con un pezzo da 20 e 4 da 6

- 23 galere

- 7 galeotte da 30 a 40 remi

- 7 sciambecchi

- 5 feluche

NAVI VENEXIA REPUBLICA - NAVIGADORI NO CONTADINI COME NA RIDOTO I FRANCESI , I'NGLESI, I'ASBURGO , I SAVOIA E STI ALTRI ULTIMI.

http://www.youtube.com/watch?v=sFzC8jijzGs&feature=related

per un totale di 184 barche da guerra. Di essi, piace qui ricordare i bastimenti varati nell'Arsenale di Venezia, rapinati od estorti dall'imputato e suoi correi dopo EL 16 maggio 1797, i vascelli di primo rango Eolo, San Giorgio, Vulcano e Medea, EL vascello di secondo rango Fama, le fregate leggere Palma, Bellona, Medusa e Cerere e la fregata grossa Gloria Veneta. Questa la vera e propria flotta.

Ma solamente a difesa della laguna di Venezia vi erano 37 NAVI tra galere, sciambecchi, galeotte e feluche ed oltre 168 tra barche, cannoniere, obusiere, passi galleggianti, bragozzi e piedighi, per un totale di ben 205 imbarcazioni da difesa.
Inoltre, l'occupante trafugò, varandoli o finendo di allestirli, i seguenti legni veneziani costruiti dalla Repubblica in Arsenale, da subito gallicamente battezzati:

- vascello di 1° rango La Harpe,
- vascelli di 2° rango Stingel e Beraud
- fregate Carrier e Muiron.

SAN PIEROTA MASCARETA GONDOLE - UNICO SCAFO ASIMMETRICO - QUEL CHE NE RESTA'
http://www.youtube.com/watch?v=ZDqiK6wETDQ

IL BUCINTORO BRUSA' DAI FRANCESI, PAR CONTO DEI INGLESI E ASBURGO, PARCHE' I VENEXI NO I GA PIU' DA NAVIGAR ( NA CONVENZION FRANCESE SPAGNOLA INGELESE ROMANA RUSSA E AUSTRIACA IMPEDISE CHE SE RICIAPEMO LA NOSTRA STORIA - VENEXIA COME CARTAGINE - COME EL TIBET -
http://www.youtube.com/user/veniceboats
ACUA DOLCE LA NOSTRA ORIGINE NO QUELA SALA' .

GONDOLA DE CASATA GUGHENAIM
http://www.youtube.com/watch?v=BVBSmXA6FgU&feature=related

1797 GIUGNO REPUBLICA VENEXIA

Dalle vecchie sale d'armi dell'Arsenale furono asportate armi sufficienti per 20.000 uomini.

Dalle nuove sale d'armi furono portè via fusii, archibugi, pistole, con relativo munizionamento, ed armi bianche sufficienti per armare 30.000 uomini.

http://www.youtube.com/watch?v=1ayy_pSkKcc&feature=related

Dal Reparto d'Artiglieria furono asportate

5.293 bocche da fuoco, delle quali

2.518 in bronzo ed EL rimanente in ferro. Altre

migliaia di bocche da fuoco furono asportate in tutta la Repubblica, da ogni fortezza, castello e città

(si pensi che nella sola laguna di Venezia erano operativi altri

750 pezzi d'artiglieria, tra colombine, cannoni, falconetti,

petriere ed obusiere e che le truppe francesi sbarcarono anche nelle munitissime fortezze delle isole ionie, da Corfù a Cerigo, da Zante a Cefalonia)
Dal Parco delle Bombarde ( DITO EL Giardin DE Fero) fu asportata l'intera raccolta di munizionamento per l'artiglieria.
Furono trafugati pece, sevo, fanai, cavi, sartiami, vele, telame, feramenta, legno frasino e fagio, ciodi, remi, ancore,
cadene par sarar i porti, stoppa, bale di canapa, carbon,
strumenti nautici, rafineria e magazin salnitro, fonderia piombo, paranchi, oficina de marangoni, modei navai (tanti ancò al Musée de Marine di Parigi), oltre a
sartiami, remenati, albari, penoni, canoni e proietiLi
par allstir e armar 12 navi da 74 canoni. E' sta parfin portà via i grosi asè caldieroni par far boir la pece. (cantè da Dante Inferno XX XXI XXII
Anca la casaforte de l'Arsenal l'è stà sfondà e udà.


14 giugno 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Corre una carta per sottoscrizione di desiderare una Repubblica grande ed indivisibile piuttostoché una picciola. I Parochi sono incombenzati di cercar di farne.[?]

Si dice, che la pace con Venezia (i cui articoli non si ha mai potuto vedere) abbia l’articolo della unione della terraferma, e rimanendo a peso di tutti la contribuzione, che vi si ricerca.

Ai 28 del corrente, ci sarà una festa civica in Campo Marzo, ordinata da Bonaparte.

Domani si sarà lo spettacolo popolare della Rua, decorato dalla truppa italiana, per la publica tranquillità. Alla processione, vi sarà la Municipalità, e la Società Patriotica, con contrassegni tricolorati.


PITURA FRESKA
http://www.youtube.com/watch?v=zIuLVA-cFLU&feature=related



GIUGNO 1797

Supplica di grazia scritta nel Castello di S. Felice di Verona al Senato di Venezia dal segretario della Repubblica Venexia , Rocco Sanfermo e dagli altri due plenipotenziarj Emilj e Garavetta. Padova, Conzatti -Faccio, s.d. (1797). In-12mo (cm. 17) di pp. 24. Vignetta al fs. Lievi tracce d'uso, buon es. Bross. muta.

Nella lettera Rocco Sanfermo, Francesco d'Emilj e Gio. Battista Garavetta tentano di discolparsi dalla vicenda che li ha condotti in prigione e domandano clemenza. Il Sanfermo, autore in prima persona della lettera, conclude così: Quello solo che attendo, e dimando dalla loro giustizia, è la mia dimissione, e quella di mio figlio dagli impieghi fin ora sostenuti, dei quali conosco a mia sfortuna non aver saputo calcolarne l'importanza, e le conseguenze. In fine vengono riportati alcuni documenti. Questa rara opera, narrando le vicissitudini di un uomo politico in un periodo di grandi e improvvisi mutamenti, costituisce un notevole documento dell'epoca e svela diversi retroscena delle vicende storiche e politiche del Veneto, dell'Italia e dell'Europa tutta. Al fs.: Si vende in Padova dalli Fratelli Conzatti al Ponte di S. Lorenzo, e da Paolo Faccio a S.Giuliana. ID: 26/408



http://www.youtube.com/watch?v=h8QYfeIdT0U

Narra ancora Ignazio Menin dei fatti del 21 giugno 1797 :
"Anche l'empio Giacobino N.H Gondulmer Generalissimo della

formidabiLe Veneta armata navale, composta di

40 navi di linea ,
e di altri più piccioli legni (barche), come abbisogna , si ritirò a

Corfù, e da traditor si rese vELmente , ed in tal guisa terminò con istupore dell'Universo intero la Venexa Republica. EL suddetto Generale Francese prese poi subito EL possesso anche delle

(isole)

Zante,

Cefalonia,

Santa Maura,

Cerigo,, ed altre dipendenti , come

Butrino,

Larta,

Vonizza, etc..
Per un accecamento forse mandato da Dio, con tanta faciLità i Francesi s'impossessarono di questo luogo inespugnabELe , in cui v'era

un armamento assai migliore , e più copioso di quello di Venezia, oltre a ricchezze immense,
che colà erano andate in salvo, ed

un'armata tanto temuta.

verrà barattato, come scrisse EL Foscolo, dalla ragione di stato "che vende come branchi di pecore le nazioni.."

L'Adige divenne confine tra la Francia e l'Austria e fatalmente, proprio mentre le massime autorità decidono EL destino della Regione, Verona si ribella contro le truppe francesi durante le così dette "pasque veronesi", sobiLlate dagli stessi giacobini della città , nel frattempo Isole Venexia Rialto

Ignazio Menin apparteneva alla classe colta e benestante dello Stato Venexo e EL suo giudizio , sin dalle prime righe del suo xesxo, schierato dalla parte della xradizione repubblicana venexa, della stabELixà politica, e giudica velleitari i nuovi ideali.
EL fuoco della ribellione alla vexusxa republica oligarchica si risolse nella delusione di chi aveva speraxo nel rinovamenxo e nela perdixa dell'autonomia, delle Isole, dei Commerci da Mar, de la Marina "piasè temua del mar interno ( Mediterraneo ) dopo, l'imbroio dele Tre carte a scapito della Republica delle Isole Venexia compiuxo da Napoleon, l'Imperatore del Sacro Roman Impero Asburgico,
La Nave francese "Liberator" l'è quela mandà aposta par tacar briga e spaenta el poro Ludovico Manin ultimo, Doge bon da gnente.

15 giugno 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

La processione fu seguita dalla Municipalità in sciarpa e abiti verdi e rossi e da tre o quattro della Società Patriotica e dalla nostra civica e truppa italiana, che fece per la prima volta la sua miserabile comparsa. La Rua fu portata, ma non vi fu mai niuno dal territorio, e pochissime voci, e balli angustiosi di libertà, non si volle fermarla alle case ex Nobili, ma bensì ai cantoni, si portò emblemi contro i Veneziani, ma tutto senza qualsiasi applauso, né allegria, fu anche molestata dall’improvvisa pioggia, che mandò i nostri storpiati militari al riposo.

Iersera vi fu gran altercazione, alla Società Patriotica tra il presidente abate Velo e il cittadino Cocchio e si pretende, che terminassero colle pugna, se le fischiate non avessero terminato le cose sul momento. Oggi essa è rimasta chiusa. La Municipalità non è tranquilla sinché continua questa fucina rivoluzionaria.

I cittadini Lorenzoni e Bologna, come comitato di Finanze, sono partiti per Venezia essendo colà richiamati dal cittadino Haller per intendersi sopra di un tale argomento. Poveri noi! Si dubita, che nella contribuzione di Venezia possa esservi annessa la terraferma, ma quello ch’è certo è che ci scorticheranno.

Non si sa ancor nulla della pace di Leoben, ma sembra che tutto debba svilupparsi in breve. Il fermento delle cose è grande. La carta, onde sottoscriversi per una Republica grande, ovver picciola, essendo stata trasandata per non esservi né capo, né piedi, è stata avvallorata con manifesto della Municipalità, la quale aggiunge, al solito, che chi non la sottoscriverà verrà riguardato come aristocratico; dice, per altro avanti, che sarà in libertà di ognuno di farlo, solita contradizione della moderna democrazia.


16 giugno 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Iersera un certo cittadino Camerella, fece una mozione alla Municipalità di qualche tumulto, si dissimulò, ma si penserà al castigo, mentre questi sovrani non amano di venir detronizzati. Neppur oggi la Società Patriotica non aperse le sue sessioni, la cosa è in maneggio della diffidente Municipalità e se ne saprà l’esito. I Milana furono i primi a volerla, poi si fanno debito di sopirla, per non pregiudicarsi nell’esenziale: avendone di già ottenuto l’intento. Cochio serve di mezzo termine e dà il campo facile, perché non ha a che fare con dei storditi.

Si va organizzando i vari dipartimenti dal cittadino Leonardo Thiene, che dovranno anche formare, s’intende con lentezza, una stabile Municipalità.

Vi sono vari Municipalisti ammalati, Ceroni, Enrico Bissari,Testa, Guzzan ed altri che vi vanno ad agire con tepidezza, particolarmente cita.

Gran prodigio: il general Joubert appena arrivate le rimesse, supplì all’imprestito incontrato colla cassa nazionale di 100 milla: lire che si pretendono porzione di soldo fatto contribuire dall’ex Duca di Modena, che incautamente si lasciò ritrovare a Venezia.


17 giugno 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Oggi Camerella, per la sua parlata tumultuaria alla Municipalità, intaccandola palmarmente sul cattivo maneggio delle finanze, ad onta di aver essa risposto, che attesi gli affari non potrebbe ascoltarlo sennon dopo tre giorni, fu ordinato il suo imprigionamento, e il cittadino Segala, unico talento scoperto nella rivoluzione, si prese l’impegno di eseguirlo da sé, senza soldati. Questa condotta inquisitoriale in un governo libero sorprende.

Sono arrivati da Venezia, Lorenzoni, Bologna, essendovisi colà il cittadino Giambattista Muzzani, tutti e tre ivi richiamati come Comitato delle finanze, dal cittadino Haller sopraintendente alle Finanze generali: furono da esso lodati come atlantici e filantropi in tali materie, e indi loro emanò l’ordine di far contribuire dalla terraferma, detratte alcune città, 28 millioni di lire nostre, da pagarsi con scala, dai maggiori possidenti. Essi formeranno il piano per Vicenza.

Si è fatto il processo a Padova del famoso ladro del Monte nostro di Pietà, e a tale oggetto, furono richiamati due individui, che invigilano su di esso. Ma essendosi costui, come ben si può credere, assai difeso, non fu condannato dai Francesi, che a soli 5 anni di prigione, facile a sciogliersi, perché il reo è nelle loro mani. Di risarcimento non si è nemmeno parlato. Gli affascinati, che credono infallibili i Francesi, si tengono sicuri di detrarne la somma dalla contribuzione. Poveri sciocchi!

La Società Patriotica si riaperse questa sera, ma fu al quanto insipida e vi concorsero pochissimi spettatori, e niun di quelli, che vi vanno unicamente per godere i pazzi.


18 giugno 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Baldisserotto parlò in piazza, sul piedestallo dell’albero, c’era marcato, e i contadini fugirono, ed egli loro lanciò dietro il proprio capello, dicendo: non meritate, che si affatichi per voi.

Oscurità politiche inesplicabili.

Società Patriotica quasi deserta.

Ultima recita dell’opera buffa, a cui intervennero tutti i soldati francesi, i quali tumultuarono per entrarvi a segno, che gli abitanti dovettero tralasciare di andarvi. Un distaccamento di truppa aquietò ogni cosa. Spiace ai Francesi di non aver più un trattenimento alla sera e parimenti al paese per la sua tranquillità.


19 giugno 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Oggi pranzo dal generale Rose a Caldogno dal conte Pietro, la cittadina Trissino, Sala e altre tre, ma la società riuscì fredda, mentre i Francesi erano distratissimi.

Padova ha stampato un bando per i Veneziani, talmente, ch’essi non potranno nemmeno passar. Ma sulla liberazione dei sequestri dei loro beni, si dovette ritrattare una simile bestialità, e far loro, con cortese invito al contrario: succede poi che nel momento istesso la Municipalità veneta inibisce ad essi di sortir da Venezia. Quante contradizioni!


20 giugno 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Il cittadino Leonardo Bissaro, pieno di zelo e sistema, ha voluto poner tutto l’ordine fattibile nella Municipalità, richiamandola a poche ore del giorno, e a due soli giorni alla settimana, l’intervento del popolo sovrano, del qual si teme l’aspetto, mentre invece di applauso, non riscuotono, che fischiate. Pose anche in attività i diversi comitati; ciò era necessario, mentre prima tutto il giorno si discuteva con gran confusione e bisbiglio, sino a notte avvanzata, né v’era un piano immaginabile.

I Sette Comuni non vogliono sentire la rivoluzione, portano la coccarda veneta e in proposito di argenterie e di armi, dicono che chi le vuole, se le vadi a prendere, ch’essi le difenderanno. Il general Joubert prende con moderazione queste espressioni, forse vedendo che v’è del rischio e non un oggetto a costringerli, ma v’è chi anima i Francesi a farlo. Gli uomini sono molto cattivi.

La Società Patriotica, continua, ma senza applauso, né concorso, le penne maestre la lasciano languir da sé anzi han mosso Joubert a scriver una lettera in questi termini al presidente abate Velo: che chi dirigge tali società, dovrebbero essere degli uomini istruiti e ragionevoli i quali stabilissero preventivamente delle solide leggi fondamentali; più, che si devono restringere all’istruzion solamente, senza altri rapporti ambiziosi, che potrebbero divergere da un oggetto tanto interessante; e se ciò si eseguirà, egli la farà rispettare e vi venirà in persona, quando li suoi affari glielo permetteranno. Si pretende che l’aria e gli epiteti dell’abate abbiano imposto a Joubert, vi andava egli dicendogli liberamente cittadino generale, e prendendo in parola i Francesi, essi restavano confusi di tanta franchezza, quantunque essi meglio di tutti ne conoscessero la stupidità.

Ecco una curiosa lettera stampata sul termometro politico che dà un’idea del pensare dei nostri stessi abbagliati Patriotti. Essa si crede dell’abate Velo e dipinge il nostro paese in qualche parte.


Vicenza 7 pratile

anno I° della Libertà Italiana


I Vostri saluti mi sarebbero stati cari in ogni tempo e luogo, ma una spontanea Vostra lettera scrittami in tempo della feroce dittatura di Erizzo, e che perciò non ricevei, e la seconda che ricevo nel momento, che recuperiamo un’indipendenza e una patria, mi riescono oltremodo carissime. Tanto più che oltre ad essere una dolce memoria dell’amicizia, sono pure una sincera congratulazione pel nostro stato ed ordine di cose, che la Lombardia dopo una schiavitù di secoli va sicuramente ad incontrare e a mantenere.

Questo felice ed inapprezzabile momento per altro (come suol avvenire nei grandi e totali cambiamenti) porta seco un carattere di arbitrio e di disordine rivoluzionario, più, o meno sensibile nelle varie città insorte a norma dei vecchi pregiudizi e delle passioni, più o meno dominanti nelle diverse padane regioni, che sotto gli auspizi della forza e delle vittorie francesi resersi indipendenti. A Brescia e Bergamo lo spirito democratico ardente e fermo ha fin dalla sua culla abattuto con colpi sicuri l’idra schifosa dell’aristocrazia. A Padova la scelta dei più zelanti ed abili filantropi ed una saggia organizzazione Municipale, che mette in azione le migliori teste ed i caratteri più risoluti di quella popolazione promettono sicuramente l’abbassamento e la distruzione dell’orgoglio aristocratico. In Verona persino, nella disgraziata Verona, dove la fermezza d’autorità d’un popolo umiliatore d’ogni potenza in Europa ha istallato una Municipalità tutta di veri e provati Patriotti, composta la cosa pubblica, comincia a prendere un andamento fermo, risoluto e pel futuro ordine di cose decisivo.

Tra noi diverso termometro di filosofica cultura, di energia nazionale e di pregiudiziale ostinazione ha partorito effetti molto diversi e conseguenze meno felici per il pubblico bene.

I buoni patrioti è vero, profittarono dello sbalordimento degli aristocrati all’avvicinarsi de Francesi e Cispadani d’ogni canto vittoriosi per strappar loro di mano ogni autorità. Ma necessità, timore, incertezza, fretta più che altro produsse nel maggior numero la rivoluzione. Prevenzioni particolari, personali interessi, spirito di partito presiedevano la nomina della Municipalità provvisoria.

Una fazione non filosofica, né educata dai lunghi e profondi studi sull’uomo e sulla prodigiosa rivoluzione delle Gallie; ma alimentata coi discorsi di piazza e dei caffè una fazione d’indifferenti a qualunque forma di governo purché si conformi ai loro interessi, determinata alla democrazia più dalla necessità di cedere all’irresistibile preponderanza francese, che persuasa per principi, piu per spirito di incitazione, che per cognizione di causa; questa fazione, oppressa prima dalle esclusioni ed animosità dell’altro partito, colse l’opportunità del nuovo sistema politico per figurare, mettersi alla testa della popolazione ed opprimer la fazione contraria.

Le cattive conseguenze di tal premessa non poteano nella total loro estensione, che corrispondere alla malignità del principio. Quindi ingiusta e pregiudiziale intrusione ed esclusione di persone promossa dal pregiudizio e dalla passione, diretta dall’intrigo e dal maneggio; quindi la maggior e miglior parte dei patrioti esclusa dall’ingerenza dei pubblici affari; quindi i più accorti e mascherati aristocratici prescelti; quindi l’interesse privato sostituito all’amore del ben publico e il personale orgoglio al vero utile del popolo.

Un’infinita presunzione di sé medesimi, la quale è sempre figlia dell’ignorante mediocrità e che mi sembra formare la base morale de miei concittadini, osò promettersi di tutto regolare, distribuire, organizzare e perfino di tutto scrivere con un miserabile stile, parto di teste prosuntuose, esaltate dall’acidentalità non meritata del posto, e mai riformate cogli esemplari del gusto, colla solidità del carattere, coi precetti della filosofia, e coi principi dell’analisi.

Il coro si è lasciato nell’inazione per la ben rididicola superbia di non adottare le buone provisorie regolazioni che se ne son fatte a Padova e Verona. Non si sono istituiti comitati, poiché io non chiamo formalmente tali l’unione di due o al più tre persone in una tale materia più intriganti che dotte. Il peggio è che si sono omessi i più integranti come quello di Sanità, di Pubblica Istruzione, di Agricoltura e Commercio, né si vuole per una compassionevole presunzione di imitare l’ottima organizzazione della patavina municipalità. E ciò certamente con piena malizia; poiché il carattere dell’aristocrazia, il quale è concentrativo, come è diffusivo quello della democrazia, non si vuole su molti estendere la diffusion del comando.

Non si chiama alcun francese illuminato per sistemare le cose di concerto colla Municipalità. Nelle elezioni militari non si consultano né i generali né il comandante della piazza; nessun anzi mai di questi chiamato, assiste alle sessioni. Queste fannosi a porte chiuse, né alcun luogo si trova destinato per l’intervento del popolo, o alcuno dei più distinti cittadini. Non si pubblicano le materie né trattate né da trattarsi, non si vota coll’accessione e discussione della persona ma coi bossoli ciechi; ogni operazione è coperta col velo dell’arcano e specialmente quelle cose dedicate al pubblico erario.

Il Ministero in genere è composto parte di ladri, parte d’inetti, tutti fatti per broglio ed avvanzi detestati e corruttibili della passata oligarchia municipale.

Si fà si disfà, si ordina e si disordina, si propone né si risolve, si pretende di far tutto,innovar tutto, e tutto intanto si trova in un disordine e confusione perfetta e siamo ancora all’alfa di questo grande affare.

Eccoti, o stimabile e caro Amico, la nostra situazione veramente rivoluzionaria! I buoni e abili gemono; il popolo freme e minaccia. Esso è lontano… sì lontano e ogni cosa va come a Dio piace. Si è parlato e si parla, ma inutilmente. Questi Catoni da nuova specie non ascoltano, che la loro sapienza attinta a tutte altre fonti, che a quelle degli antichi, ch’essi non conoscono; e de’ grandi legislatori delle Gallie, ch’essi non leggono o non intendono nemmen l’idioma. Ho tardato a risponderti per istenderti questa dolorosa Iliade sulla nostra non so se si debba dir, rivoluzione o disgrazia. Amami.

Salute e fratellanza. Accludo una cosuccia recente.

Il tuo cittadino

G. V.


Questa lettera fece molta sensazione a Parigi al dir dell’abate Fortis, ma a noi può servir di prova, che ogni governo è suscettibile di critiche, particolarmente dal canto degli ambiziosi, che si veggono negletti. Un vero ed istrutto filantropo è ben raro, ma la rivoluzione attuale non lo comporta.

Si stanno facendo dei gran preparativi in Campo Marzo per la Festa Civica dei 28 corrente, che celebrerà la memoria, di tutti i generali ed ufficiali, che si sono distinti e che hanno perduto la vita nelle campagne d’Italia. I cittadini Iseppo Gastaldi e Alessandro Trissino, sopraintendenti della guglia, diretti dai Francesi, e sino a quest’ora supplisce alle spese la Municipalità.


21 giugno 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Nulla si traspira degli articoli della pace. Si dice che a momenti si farà un Gran Congresso, che tratterà della pace generale, ma ogni cosa è congettura.

Giunge un ordine di Bonaparte, molti credono per la lettera quì soprascritta dell’abate Velo, ma io credo per i suoi soliti fini, che

soprime tutte le Municipalità della terraferma veneta. Forma egli sei dipartimenti, in ognuno dei quali, ci deve esser una Municipalità Centrale di 23 individui da eleggersi dai generali francesi stazionati in esse città. Venezia è lasciata in bianco, qual mistero!

Questa notizia, riuscì inaspettata ai nostri politici, e soprattutto di dolore agl’impiegati, stante i precisi rimproveri di Bonaparte, di mala aministrazione di giustizia, di finanze, assassini, e anarchia ec…. A ciò si unisce il giubilo universale di un bel cangiamento. È vero, che si teme moltissimo della scielta futura, mentre gl’intriganti ed i raggiratori si presentano più facilmente dei galantuomini, ma intanto stampi quell’altra. Il general Joubert però, è un bravo uomo, ed è sperabile, che voglia, e sia informato d’ogni cosa, s’è però possibile in tal imbroglio. Egli si ritrova, da due giorni a Bassano, sentiremo cosa succede, mentre l’ordine è istantaneo.

Quando mai si correggeranno gli uomini dal formar dei piani puerili e di far tanti conti senza l’oste!


22 giugno 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Il general Joubert si trova ancora a Bassano, e quasi sarebbe desiderabile, che componesse colà la nostra Municipalità, senza poter venir ingannato dai brogli degli ambiziosi, che già fermentano. Ma questo bravo uomo, forse seconderà quelle giuste ed oneste intenzioni, di cui mostra d’esser ripieno, e che gli niegano solo quelli, che non le conoscono, e che perciò gli rendono maggiormente giustizia col loro biasimo. A che siamo ridotti!

Questa mattina si mandò in giro un Municipalista, col parroco alle case per aver sottoscrizioni alla repubblica grande o piccola liberamente, ma non si vuol restrizioni. Oh che comedie! Per me credo, che quel che sarà stabilito seguirà e che sia molto inutile l’orgasmo di alcune teste riscaldate, le quali amerebbero, di fare impazzire per i loro interessi tutto l’universo. Oh il bene per il bene, è molto raro! se a questo si potesse solo avvicinarsi, quanti galantuomini vi concorrerebbero di core!

Manifesto di proibizione di lacché [È utile ricordare che i lacché portavano la livrea della casa nobiliare in cui servivano.La proibizione dei lacché stava a significare eguaglianza per tutti]. Adesso si sforza le carte per il comando, nella spirante indiavolata Municipalità.

Nel lazzeretto vi sono 300 rognosi e se ne attendono altri 800 d’incurabili. Non si sa il luogo dove verranno posti per salvezza comune.

Il

23 giugno 1797 il patriota veneziano Antonio Margarini viene fucilato per sentenza della “Municipalità Democratica” per aver capeggiato la sollevazione popolare contro quei patrizi che avevano decretato il 12 maggio precedente la fine della Repubblica di Venezia e la resa al generale Buonaparte.

La sua vicenda umana e politica viene riproposta da un nuovo libro di Federico Fontanella: “Antonio Margarini ovvero: La sera del 12 maggio 1797”.

Editoria Universitaria

23 giugno 1797DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

È arrivato il general Joubert da Bassano. Li Municipalisti furono subito a ricevere i suoi comandi, in adempimento all’ordine di Bonaparte: ed esso loro ricercò, una nota di tutti li cittadini, che credessero abili tanto in Vicenza, come a Bassano e in questi due territori, e ciò verrà fatto in pochi giorni. Speriamo bene.

Si ha sciolto improvvisamente il Colleggietto Bertolini a San Zulian dopo tante espressioni sull’educazione.

Si attende la division Bernadotte, per la festa funeraria, ch’è stata protratta d’una decade.

La Municipalità si è riunita, con tutto l’imbarazzo e la disperazione e fino a 6 ore italiane, non era ancor terminata la sessione della sua dimissione.

Nulla di nuovo in materia di pubbliche notizie, ma una quantità di ciarle, che sempre più ingolfano le idee.


24 giugno 1797DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

La Municipalità affatica, nella scielta di 46 cittadini di cui l’ha incombenzata Joubert e si è ballottata, essa stessa, per non mancar dei migliori, come è ben naturale, ma strano.Verrà però ciò deciso fra pochi giorni dal generale Joubert.

Il comandante della piazza Ghuimbertau, ha terminata la sua rappresentanza, molto calcolata in paese, ma esso non fu gran fatto grato verso la casa Trissino dove abitava, esigendo, ad onta del trattamento sempre ad esso fatto, che il paese lo rimborsasse del suo mantenimento. Il comandante Laval lo rimpiazzerà, di esso pure se ne dice bene.


25 giugno 1797DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

L’antica Municipalità è composta di 35 individui, ognuno di essi ha dato una nota di 46 soggetti; tanto si abbisogna di essere governati. Si è poi ballottata essa stessa, cosa assai disdicevole particolarmente anche per li epiteti non lusinghieri, ma infamanti, che sono precisati nell’ordinazione di Bonaparte, stampata e divulgata. Il generale Joubert, ha anche loro rimproverata la dimenticanza per non averne cognizione di nomine Bassanesi, e loro disse: come non conoscete voi degli uomini 18 miglia qui lontani? Esso generale riceve le note private d’ognuno e i galantuomini cercano di esentarsene di darne e si espresse, che sarà una Municipalità provvisorissima. In breve si sentirà l’installazione che in questi momenti è sospirata, di degni soggetti e capaci.

La Società Patriotica restò chiusa per la mancanza totale di spettatori e forse per speranze future. Si dice però, che ci sia stato per distruggerla, dei gran maneggi; ma molto ha dipenduto dal tono disprezzabile, con cui era incominciata. Forse risorgerà colla nuova Municipalità e con il cambiamento in sé stessa di alcuni soggetti, che la compongono. Ma per verità queste Sale Patriotiche non sono composte che di gente ambiziosa, che aspira al comando Municipale e prende il pretesto dell’Istruzione per farsi conoscere e avere un partito.


30 giugno 1797DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Gran impegno del general Joubert e Beillard per fare una buona Municipalità, lagnandosi essi, che tutti i cittadini si scansano di servire. Gran curiosità e gran maneggi per questa nomina. Si assicura, che il general Joubert si troverà fuor di città per non accettar in appresso alcuna dispensa.

La vecchia Municipalità è melanconica, minaccia che la futura dovrà far pagare assai, perché le casse son vuote, e dà dei segni di vita con delle innovazioni, per non poter abbandonare l’idea d’un dispotismo, a lei palesemente troppo caro ed assoluto.

Essa Municipalità ha mandato 40 Soggetti tutti Patriotti per le ville, onde fare le sottoscrizioni alla Repubblica Grande ec.; tutti i Preti e i Possidenti dovettero sottoscriversi, ma il popolo non volle mai intendere di farlo, onde venendo raguagliati dal Sindico e Notaro del luogo, ch’era impossibile di far sottoscrivere tutti anche per il tempo. Risposero col mezzo dei commissionati. Non serve, prendete i libri del battesimo, trascrivete i nomi e s’intenderanno tutti sottoscritti, senza che lo sappiano e se lo verranno a sapere, verranno a dare il loro dissenso. Ecco le solite libere espressioni del sentimento degli odierni popoli liberi. Molti villaggi si sollevarono e non furono tranquilli nemmeno verso il loro parroco per timore che avesse dato i libri battesimali, o ch’esso fosse d’accordo coi democratici. Non fu mai possibile di far intender al villico l’odierna maniera di pensare, senza riscuotere tutto il disprezzo e l’odio possibile, e mai niuna persuasione. I democratici arrabbiati cercavano di rigettarne la causa sui preti e gli ex Nobili, mentre in essi non v’era che il senso comune che li conduceva e li diriggeva.

La Società Patriotica, va vivendo con la critica, e colla decadenza, oggi si deve fare un nuovo presidente; essa spera nella nuova Municipalità.

Si proibì per adesso qualunque vestizione e la professione di qualunque convento. Cosa presa in un tratto e che si poteva almeno lasciarne l’esame alla futura reggenza. Si pretende che gli Scalzi Carmelitani Scalzi, avvertiti da un Municipalista, abbiano nella notte anteriore professati 7 novizzi.

Nulla si traspira delle nuove generali, ora si teme di nuovo la guerra, ora si rimarca e si spera la pacificazione generale. Per Venezia ora si crede di vederla centralmente a risorgere, ora viene annichilata, e dalle apparenze e

dall’odio di alcuni della terraferma, che prendono lo spezioso pretesto del suo immenso deficit, ma che in fondo è per una rabbia, e presunzione naturale.

Non si sa quel che sarà. Si vocifera, ma così a fior di labra, e non si può prudentemente a pieno informarsene, che

l’Istria, e la Dalmazia, sieno occupate dagli Austriaci. Se ciò fosse, a me parrebbe indicar assai.

Il tempo deluciderà ogni cosa, frattanto il nostro incerto destino non è il minore dei nostri presenti mali.

Quando mai la tranquillità, il buon ordine, la sicurezza vera delle persone, e delle proprietà, il bastante temperamento dei caratteri rimmetterà nel nostro vivere, quel balsamo salutare, senza di cui la vita è un martirio. Allora si potrà dire, ed esprimere la gioia del governo, in cui la Provvidenza ci avrà condotti.

Primo luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Fu posto in arresto per tre giorni, il cittadino Lodovico Caldogno, per aver detto soldato della dottrina cristiana al cittadino Angelo Bissaro, ufficiale della Guardia sedentaria dei 80 e si eseguì senza venir ascoltato.

Questa Guardia Civica, sembra troppo piena di esclusive e di multe, pare che si voglia cambiarne il metodo prima dell’organizzazione della Guardia Nazionale.

La Municipalità era seduta ed era un’ora di notte, nel momento, che aveva preso (la parte) =deliberato di sopprimere l’Inquisitorato di Santa Corona; quando improvvisamente le fu presentato la nomina della nuova Municipalità fatta da Joubert. Si sciolse dunque al momento, con molta confusione, e vari ne dimostrarono la dispiacenza di esserne esclusi nella futura.

Bassano e i Sette Comuni annessi a Vicenza cercano di sottrarsi, per divenire indipendenti e Joubert ebbe la vista di prenderne il maggior numero da tali luoghi, per combinar le cose.

Beillard installerà nel giorno 4 questi municipali e non conoscendoli, vedremo l’esito.

Si pagano i campatici anticipati, e imprestiti secchi e requisizioni a capriccio e senza discrezione.


2 luglio 1797DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Partirono Joubert, Beillard, Blondeau e molti ufficiali a Poiana per farvi una caccia di Lepri, la Municipalità spedì per fornirvi la casa, mentre fu da essa arbitrariamente ed odiosamente spogliata.

Vi sono in Vicenza da un mese e più circa 7 milla: uomini della divisione Joubert.


3 luglio 1797

La vecchia Municipalità agisce con calore: ha abolito il Pensionatico progetta di far saltare in aria i fideicomissi se ha tempo e molti conventi.

Inquisisce l’arciprete di Altissimo, il qual fu torbido per le sottoscrizioni della Republica Grande.

Ha mandato un espresso a Joubert a Poiana, colle rimostranze: che Bonaparte, avendo contemplato nel suo ordine, tutti i distretti, furono perciò negletti Arzignano, Montebello, Lonigo e altri luoghi, e che le popolazioni di Bassano e 7 comuni sono inferiori alle nostre e però troppo esorbitante il numero dei loro publici funzionari: aggiunse ancora, che Guzzan con Castellan sono parentissimi e non possono per legge della Costituzione dell’anno III° esercitare il loro incarico. Vedremo quello, che seguirà. Si dice ancora che alcuni di Montebello sieno andati a rappresentar queste ragioni al general Bonaparte a Milano. In fondo tutte queste riflessioni nascono da chi vorrebbe esaltarsi o rimpiazzarli.

Iersera venne la nomina della Municipalità amministrativa di 11 individui, la qual essendo la maggior parte tolti dalla vecchia Municipalità non incontra in essi tanti obbietti.

È partito Pietro Bissari col ( barca )legno Porto per portare all’Eroe Bonaparte le sottoscrizioni alla Grande Republica in n° di 20 milla:, come si decanta.

L’aver mandato per le ville degli energici non troppo ben intesi, ha fatto nascer delle scene fra i cittadini villani, i quali non intendono materie e garbugli di governo particolarmente da chi non sa spiegarle che con violenza. I villici la sanno più lunga di alcuni.

Domani si deve installare questi 34 funzionari pubblici; vedremo se le rimostranze avran luogo, e se si accetterà dispense, mentre Joubert si è espresso di non volerne.

Venezia è avvilita, dopo l’occupazione imperiale dell’Istria e della Dalmazia seguita ai 6 del passato e che ancora non si vorrebbe creder, né riflettere, dopo il ritorno del Mengotti da Milano,

e la non accettata fraternizzazione della terraferma.

Vedremo col tempo cosa seguirà, anche in questo.


4 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Stante dei susurri seguiti a Valdagno per le famose sottoscrizioni, si ha dovuto dalla Municipalità spedirvi 50 soldati della nostra colonna mobile, per aquietar tali tumulti e ripiantarvi l’albero della libertà. Ciò si vuol al solito minorare. Gran ingegni!

I Bassanesi eletti municipalisti, non essendosi fissata l’ora, arrivarono qui molto tardi e così quei dei Sette Comuni. Il general Beillard giunse da Poiana per installar la Municipalità e lo fece alle 19 ore unitamente al Corpo Centrale, ossia legislativo.

La Società Patriotica si sostiene per impegno, ma non vi va quasi nessuno; dopo quattro decadi, hanno eletto per presidente l’abate Cerato, ma essendosi esentato, si fece di nuovo per acclamazione l’abate Velo. Il centrale si unì dalle 19 fino alle 5 della notte, componendo fra di essi i loro comitati. Il general Beillard disse: questa Municipalità eletta da Joubert dev’esser rispettata e noi la faremo rispettare. Li vecchi municipalisti sono dolenti e pieni di astio. Il centrale Stecchini, bassanese è a Milano per ottener da Bonaparte l’indipendenza del suo paese, annesso ai Sette Comuni. Alcuni di Montebello e Lonigo parimenti per venir ammessi nel Corpo Centrale. Bonaparte suol guardar la carta geografica e risponder, per quanto osservi non rimarco i paesi, che mi nominate:

così certo rispose ai colognesi.abitanti di Cologna.

Frattanto gli ufficiali francesi, si divertono alla caccia a Poiana località a circa 35 Km a sud di Vicenza e vi fanno continuamente delle nuove partite.


5 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Il centrale ha stampato un manifesto della sua stimazione che piace universalmente e la defonta Municipalità non ne aveva, o quel che è peggio non ha mai osservato un ordine immaginabile.

Tutto furie, capriccio, violenza e quei pochi buoni, che v’erano dovevano abbassare la testa o finger di esser ammalati.

Stampi quell’altra Municipalità è il detto comune. Vedremo in seguito.

L’abate Velo col giovine Fusiniero è andato misteriosamente a Milano col pretesto di fraternizzar per strada tutte quelle comuni, ma si crede per cozzar contrastare colle elezioni di Joubert. Gran ignoranza!

La festa funeraria, che doveva esser fatta tante volte, lo sarà ai 14 di luglio.

Niente si sa delle nuove che tanto interessano. Oggi è di quì passato il marchese Dal Gallo negoziatore proveniente da Milano.

Venezia cerca di fraternizzare colla terraferma, ma questa insiste di non voler fraternizzar col suo debito di 44 millioni.

Il pretesto, che si decanta è questo, ma il tempo farà vedere il destino d’ogni cosa. Oh quanti piani delusi!


6 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Il Centrale dopo di aversi organizzato, ha pubblicato i suoi comitati e le loro mansioni. Ha concentrato però tutto in sé stesso ed è quello di cui si lagna la nostra picciola Municipalità dei 11 la quale dice che non gli è rimasto che la sciarpa. Il Centrale però discerne che prima di dar legge agli altri, conviene ponersene a sé stessi, e i loro modi sono più fraterni, meno torbidi e riscaldati. Non v’è governo senza difetti, ma quello, che più si accosta al bene riesce più grato, mentre anche l’apparenza soddisfa. La vecchia Municipalità aveva per verità avuto il momento più critico, la novità, il caos delle cose e le esiggenze francesi; ma l’unione di troppe teste violenti, la confusione e la spezie di vanto di opprimere, la resero universalmente odiosa. Tantoppiù, che avendo in sé alcuni galantuomini, questi erano ridotti al silenzio e dovevano sottostare a tutte le innovazioni senza esame e che un governo provvisorio, non divorato dal desiderio di dominare, doveva lasciare all’organizzazione generale futura.


7 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Oggi il Centrale, essendo venerdì, ha dato la sua prima sessione publica; tutti rimasero sorpresi dell’ordine e della decenza dei suoi membri. Il cittadino Zuccato ha fatto un solito bellissimo discorso.

Le critiche non finiscono mai in chi particolarmente sente più l’amor proprio di esserne esclusi, che il bene publico.

I possidenti, su cui tutta la faccenda sta a cadere, son umiliati dalle povere lingue democratiche.

La Società Patriottica, si tiene aperta dal vice presidente Panozzi che nasalmente pronunzia libertà e eguaglianza, ma non si sa nemmeno ch’essa esista.


8 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Oggi il generale Beillard, per ordine di Joubert, ha fatto la revvista della nostra colonna mobile, mezzo stropiata anche nel vestito, e degli 80 volontari civili; dopo aver detto d’esser rimasto contento, loro disse: voi fazionerete tutti, con l’armata francese, il qual onore produsse in tutti un gran bisbiglio di paura, gli uni per timor della guerra, i civili perché tale non era il loro impegno: quantunque abbiano sulla spada il motto, o vincere o morire, essi non intendono di metterlo in esecuzione, ma intendono di rimanere dentro le mura della città. Beillard complimentò il cittadino Francesco Arrigoni, che gli rappresentava tali cose dicendogli: capitanio, tenetevi i vostri discorsi ed io mi terrò i Rolli l'organizzazione degli arruolati. Oh che comedie!

I Francesi galanteggiano molto e piacciono. Sembra che le donne impazziscano per essi. I Francesi ricercano di andar a diporto per stazionarvi, i più bei luoghi di campagna vicini alla città.

Tutto è però in moto nelle truppe francesi, esercizi giornalieri, ordinazione di un magazzino immenso termine otto giorni. Nulla si rileva al solito, ma tutto dimostra, che in poco tempo si delucideranno le cose.

Frattanto il paese s’incammina alla più gran rovina in proposito di animali, generi, dinari e consumo. I cittadini sensati compiangono la inevitabile necessità e conoscono l’affare in tutta la sua estesa; gli altri non contemplano che il loro interesse, o la loro vanità, offesa anche per non venir impiegati e si sfogano con scandalo del buonsenso e della causa comune, il di cui oggetto è già per essi, più un pretesto, che altro.


9 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Li magazzini per l’armata francese, essendosi ritrovati vuoti, dal Comitato alle Provisioni Militari per mancanza dell’anterior governo provvisorio; ora si trova alla circostanza, di dover fare un fondo, per li accidenti imprevvisibili; ma questo è talmente forte, volendosi anche farne uno di risserva, che fa congetturare oltre le ciarle, che forse la pace non sia sottoscritta coll’imperatore. Certo sono tre mesi, dacché si dice sottoscritti i Preliminari, e che non si è veduta niuna ostilità.

Contuttociò il profondo silenzio, sugli articoli secreti e diffinitivi della medesima, lo stabilito congresso vocifferato in Udine, l’esercitazione delle truppe: il mormorio delle voci, fra gli ufficiali fa temere una rottura. Dio faccia, che non succeda per non ultimare le rovine di questi paesi e per il bene dell’umanità. Le cose poi sono coperte da un tal mistero, che inquieta gl’interessati e fa nascere mille argomenti, onde ragionarvi.

Mai più il tempo mi ha sembrato tanto lungo, quanto in questa ansietà di sapere il nostro destino, e la diffinitiva decisione delle cose.

I più furiosi democratici infuriano di questi dubbi, ma la gente di buon senso e di carattere, non può a meno di riflettere alle cose, almeno per minorare la circostanza presente del proprio paese e a una buona sistemazione di tutto ormai resa impossibile.

I Francesi soggiornati qui, nel solito numero di circa 7 milla:, se riescono a carico e a noia per le somme inquietudini, requisizioni, e alloggi nelle case, sono altresì necessari alla tranquillità del paese in dei momenti, in cui il cambiamento di governo e le teste pazze e la malintesa intelligenza come dev’essere della parola libertà potrebbe produrre dei gran disordini. Quando mai potremo ottenere di non avere più tali bisogni, e fruire d’una calma totale!

Venezia è avvilita. Mengotti e Sanfermo sono di ritorno da Milano; ma in loro luogo vi anderà il cittadino Francesco Battaia ex proveditor in terraferma, del quale soleva dire Bonaparte. C’est un homme comm’il faut.


10 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Ier sera sono arrivati più di 15 cannoni di campagna in Campo Marzo: chi dice per servire alla festa dei 14 chi per progredire alla volta di Udine per il congresso, o per il scioglimento delle trattative. Frappoco si dovrebbe spiegar qualche cosa.

Frattanto il Campo Marzo sembrava un Parigi iersera: una superba gulia, che si sta facendo e dipingendo da Boldrini, gli esercizi militari, la banda e i tamburri facevano zuffolare e rallegrare anche senza voglia e il nostro mondo galante progredendo al passeggio formava un bel spettacolo.

Il Centrale fa tutto e sembra impossibile, che possa reggere alle fatiche, essendo 6 notti, che veglia continuamente essi hanno fissato le 4 ora italiana per il termine e la chiusa delle sessioni.

La Municipalità dei 11 inquieta di non poter figurare e aver più poteri, ha stampato un lenzuolo di organizzazione per sistemarsi. È arrivato da Milano il cittadino Giuseppe Rubini ignaro di lingua e di modi, però inviato dalla vecchia Municipalità a Milano, il quale in un mese non poté mai avere udienza dal sultano Bonaparte, finalmente essendo stato ricevuto per congedo, esso gli disse: risponderò alla lettera della vostra Municipalità fra pochi giorni in persona. Contuttociò i pazzi continuano ad adorare ogni cosa.


11 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Continuano a venir dei cannoni e delle munizioni, che si diriggono verso Treviso: chi dice di nuovo la guerra; chi per più presto conchiuder la pace: altri ancora per un’alleanza coll’Austria. Il tempo deciderà ogni cosa, frattanto per noi le spese e i disturbi non finiscono mai.

Il general Bonaparte, scrive una lettera di già stampata al cittadino Francesco Battaia, che cerca di riabilitarlo dalle maldicenze, con mille elogi e l’espressione, che in qualunque incontro egli si presterà a quanto gli fosse per piacere, stante la lealtà del suo carattere, la purezza delle sue intenzioni e la sua vera filosofia, conosciute anche prima dell’attual ordine di cose. La Municipalità veneta pensò di nominarlo con Mengotti per spedirlo a Milano. Il primo ebbe 29 voti, l’altro 20 sicché è partito Battaja solo per Milano passando per Este, per ischivar l’odiosità Patavina. Alla terraferma democratica non ha piaciuto questa scelta. Si diffida continuamente della veneta astuzia.


12 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Oggi fanno, a quel, che i Francesi dicono, la repetion sic! prova generaledella festa dei 14 a ore 8 italiane.

Gira da due giorni continuamente fra l’armata d’Italia una carta stampata del club di Clichy, tendente a disorganizzare l’attual governo francese, da principio la cosa era misteriosa, ma in adesso l’armata d’Italia apertamente vi risponde con forza e risoluzione; è per altro curiosissimo il modo e di già incostituzionale in quanto i militari non possono occuparsi di politica. Dio sa qual garbuglio si prepara!

Vien fatto un magazzino per le truppe e uno di riserva di 300: carra di fieno. Però si fanno requisizioni a capriccio, io l’ebbi di 90: carra in tre giorni. Ciò succederà sempre, quando le cariche saranno riempite da persone, che non sanno, o non vogliono calcolare le cose, mentre ricercano quel che non è né possibile, né fattibile.

La Municipalità dei 11 non può passarsi, d’esser limitata a poche cose. Gli ambiziosi fremono di tutto.

Oggi mandano 40 camicie per casa da cucire, non si finisce mai e tutto va in fumo, ma ancor si grida, che non c’è energia.

La Guardia Civica dei 80 ha avuto la consolazione di venir esentata da fazionare coi Francesi; le scene ridicole che ha fatto nascere la paura, sono state indicibili, il Brogliati disse, chi si ha pensato di dire che ha dello spirito? Veramente poi il loro impegno è stato sempre di servire dentro le mura della città. I Francesi mostravano di tenerli assolutamente arrollati, ma poi il giorno dopo il rilasciarono ridendo in libertà.

Alcuni Francesi non contenti del solo alloggio, ricercano qualche casino di campagna per diporto. San Bastiano, Campagna e la Rotonda sono di già ricercati. Vedremo quanto si estenderà. V’è sempre chi cerca di metter tutto in vista per far inquietare tutti s’è possibile.


13 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Ieri sono arrivati dei Tirolesi a parlare con Joubert e tutti i Patriotti li guardano con gelosia e niuno può far loro ricerche.

Il Centrale continua le sue funzioni con applauso per la dolcezza dei modi, ma l’articolo finanze è sospetto. Non si pensa più di estraere il Castellan.

Nemmeno non si motiva più l’indipendenza di Bassano, né di quella dei Sette Comuni. Tutti cominciano a sentire il proprio interesse e la sanno più lunga dei Vicentini. I pastori conducono le pecore.

Il Bassanese Stecchini, ritornato da Milano racconta che la festa federativa della Repubblica Cisalpina fatta ai 10 del corrente è stata oltremodo magnifica, ma freddissima.

Il Consiglio di guerra di Verona ha condannato a morte gli ex-patrizi Contarini, Giovanelli, e Erizzo colla confisca dei loro beni: sono venuti quì due poveri deputati di quella città i quali sperano di ottener tal confisca a profitto del loro paese.

Era ier sera un bel vedere il Campo Marzo, cogli esercizi successivi della fanteria e cavalleria francese; la gulia, che riesce sorprendente con iscrizioni dei nomi dei morti nelle battaglie e fatti d’arme eseguiti in pittura da Boldrini, con una circonferenza praticabile, su delle scalinate, in cui saliva tutto il bel mondo.

Tutti dicono che dopo la festa dei 14, si decifreranno le cose; per me, il sentire che gli ufficiali ricercano in requisizione, varie case di campagna, e che dicono, che vogliono aprir il teatro facendo delle comedie francesi e l’interminabile flagello di questa guerra rivoluzionaria, non mi lusingano gran fatto.

La elezione fatta da Venezia del Battaia a Milano e di Rocco Sanfermo a Parigi ingelosisce la terraferma. Per me credo che quel che sarà stabilito seguirà, e che le rimostranze riescono assai frivole in questa imperiosità di circostanze. Contuttociò si discorre e si dispone come se tutto ciò dipendesse da noi. Si vuol perfino che i Francesi mantenghino la parola in ogni cosa.

In oggi il Campo Marzo, mi ha sembrato di ricordar la Grecia. Il più bel giorno, tutto il paese in moto, le sinfonie, il tamburro all’affacciarsi al portone di esso tutto coperto di trofei. Il genio, l’Italia e Bonaparte, coll’iscrizione fatta dal cittadino Lorenzo Tornieri


L’Eroe riposa e il Franco Genio intanto

Mostra libera Italia e il ceppo infranto


La guglia poi, che domina il vago Campo, piena d’iscrizioni ai soldati morti all’armata coi loro nomi e il contorno della sua altezza e circonferenza, la prima, coronata di trofei militari, la seconda ornata di 8 pittoresche vedute, delle più segnalate battaglie vinte in Italia. La verità dei fatti, la semplicità delle esposizioni elettrizzavano l’anima commossa da uno spettacolo popolare del tutto nuovo. Ma gli uomini non son fatti per realizzar simili chimere e la prova della nostra attual miseria lo dimostra.

I nostri soldati ebbero a quel che dicon i Francesi l’onore di funzionar con essi per esaltar domani il fatto della giornata, ma la loro imperizia e paura somministrarono varie storielle ridicole.


14 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Oggi è seguita la gran festa funeraria.

Si diede principio la mattina per tempo. Tutte le truppe francesi, la nostra colonna mobile, la Guardia Civica coi suoi generali, e i 34 funzionari publici arrivarono a suono d’istromenti in Campo Marzo. I municipalisti si posero con ombrellini sul piedestallo della gulia. La Guardia Civica a custodirli e la nostra colonna mobile a guardar un fosso e il popolo a fuggire di qua e di là l’inconsideratezza della polvere de’ fervidi moschetti e vari cannonamenti. Li Francesi poi si divisero in 2 armate vagamente situate con tutti i generali ed ufficiali alla testa figurando un campo di battaglia, anzi decisamente simboleggiando la famosa battaglia di Rivoli succeduta tra i Francesi ed Austriaci, dove gli Austriaci, vicini a vincer, e concentratissimi furono alla gulia dai Francesi circondati in modo che dovettero precipitosamente ritirarsi. Gli spari, gl’istromenti, i canti, la vivezza e destrezza della truppa, la bellezza della situazione formarono un quadro assolutamente nuovo per noi alla vista degli spettatori.

Le colline, che contornavano il Campo Marzo ripiene di gente e di vaghe ninfe erano un colpo d’occhio superbo e indescrivibile.

Il caldo era eccessivo e la durata annoiò tanto più che per mancanza di polvere terminò al solito comicamente mentre il carattere francese è d’intraprender molto senza aver la pazienza di ultimare niuna cosa, benché leggiera. Fui al Sasso di Donna Berta, dove si vede tutto per esteso, poi fui a vedere a rientrare la puzzolente truppa in città a casa Valmarana del Castello. Oh che abiti laceri, ad onta che ad essi se ne facciano tutti i giorni! I nostri civici erano rovinati dalla fatica e dal sole.

Dopo pranzo i Francesi andarono come se niente fosse a cavallo fuori della porta di Padova, avendo invece invitato a vedere una corsa vi furono vari

( barche ) legni di Francesi e tutta Vicenza, poi si andò in Campo Marzo dove c’erano giochi di scherma e tutto a capriccio, come il loro solito.

Vi fu in tal giorno pranzo da Joubert di 60 coperte e vi furono invitati diversi Municipalisti e il capo di battaglione Bissaro, si stette allegri cantando e sussurrando.

La sera alle due italiane vi fu al Teatro Grande la rappresentazione fatta dai Francesi, della morte di Cesare, quelli, che si distinsero furono il collonnello Millot che faceva da Bruto e il comissario Audibert, che rappresentava Cesare. Al momento della ferita di Cesare, si calò il sipario, mentre dopo la rivoluzione più non si soffre le parlate di Antonio, che sono favorevoli alla monarchia. Invitarono anche per il giorno dopo; ma l’immensa affluenza di Francesi, nel mio palco erano 34, il caldo e il non esservi più modo per gli abitanti farà si che niuno vi anderà; pregano però i proprietari di lasciare aperto il palco, ma già essi aprono o vi passano da un palco all’altro come gatti.

Le vociferazioni d’oggi fra i democratici sono state curiose; si si lagnò del Bassanese Stecchini, il quale venendo da Milano e grandemente patriota, disse certamente, che

Mantova è ceduta all’imperatore, e che li Mantovani attendono a momenti gli Austriaci. Si barbottò ancora che Rovereto e Trento son pieni di Tedeschi pronti a discendere.

Ma non è lecito ad alcuno di far riflessioni, né ricerche su tali argomenti. Infine tale è la confusione e la contradizione delle cose, che tutto sembra falso e tutto possibile. Si dice ancora che Joubert abbia fatte in oggi delle grandi requisizioni, almeno per due mesi. Eppoi si voleva che dopo tal festa dovesse terminar tutto. Poveri infelici!

Nella battaglia d’oggi, che si corresse dicendo esser tra Francesi e Inglesi, restarono in 4 feriti e i nostri Cispadani ammazzarono un francese, ma essi dissero che tali disgrazie sono inevitabili in simili divertimenti, ma si ha tremato.


15 luglio 1797DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

A 22 ore fummo in Campo Marzo, dove vi furono varii tiri di moschetto e di cannone au sibre. Bel spettacolo e nuovo per noi. Indi i generali Joubert, Maurier, e Beillard, con molti ufficiali a cavallo, girarono di trotto a fair place sul listone della cavallerizza, per la gran corsa a piedi di molti Francesi ad arbitrio, senza abito, con un fazzoletto legato alla testa e ciò riuscì un divertimento ridicolo e di niun riflesso.

Più non si rappresentò il Cesare atteso il disordine con cui la truppa si comportò ier sera in teatro.

I Francesi in oggi se la discorrono di andare a Napoli per rivoluzionar quel Regno. A sentirli hanno il mondo in pugno.

Ma il fatto è, che né noi, né essi nulla sappiamo. Sembra però che Joubert sia presto di partenza. Oggi si ha distrutto il cosidetto corpo di città e territorio, cosa che

non poteva reggere che per la massima politica: divide et impera, che avevano i Veneziani.

Il centrale ha commissionato tre soggetti per esaminare legalmente l’argomento dello scioglimento dei fideicommissi, la prima Municipalità li ha lasciati intatti per interesse, come pure i feudi e le commende, quando si giunta del proprio si riflette.

Li Sette Comuni continuano ad usare decisamente le insegne di San Marco, e vien detto che San Marco è passato dal mare alla montagna.

Vedremo se questi popoli si addatteranno al destino degli altri, mentre c’è del gran fermento.


16 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Superbo Campo Marzo. Gioco di scherma e altre greche istituzioni. Epiteti, epiteti, ma pochissime cose e solo accennate. Gran discorsi dei torbidi che sono in Francia.

V’è un proclama di Bonaparte, che li autenticano, mentre dice che l’armata d’Italia deve essere pronta a passare le Alpi, se occorresse, per mantenere in Francia la Costituzione dell’anno III°.

Questa sera, bellissima festa di ballo in teatro, data dal governo in riconoscenza ai Francesi: vi fu lo steccato, poche ballerine ma molte cuoche francesi, di cui gli ufficiali stessi arrossivano. Durò fin dopo le 8 italiane senza disordini, detratto un Pirani che voleva passar per forza nello steccato e che l’ufficial francese disse ai nostri, se insiste dategli fuoco.


17 luglio 1797DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Oggi i Francesi sembrano pensierosi e inquieti, hanno fatto un consiglio militare e delle sottoscrizioni; ma non si rileva nulla, chi dice: che si rinnova la guerra e vi son dei pazzi, che la desiderano, perché sospettano che la repubblica non venga tanto grande, come desiderano: chi dice che sia guerra intesa, e par probabile;

chi crede una spedizione a Napoli; e chi suppone dei gran movimenti in Francia.

Qualunque cosa sia, noi si esauriamo, non sappiamo mai il nostro destino e per conseguenza si vive angustiosamente alla giornata. Il tempo invece di delucidar le cose, le ingolfa maggiormente nel caos.

La Repubblica Cisalpina fu organizzata, si è installato un Direttorio diretto, si ha fatto ai 10 del corrente la festa federativa; magnifica, comica e quasi luttuosa.

Il Comitato Criminale è composto di terroristi, di giovinastri pieni di vizi e totalmente ignari delle leggi necessarie a un posto di tanta importanza si è riunito per la prima volta ed ha sentenziato pena di morte, contro due assassini di alta Villa. Si son essi subito fucilati. Se peraltro la giustizia ben amministrata si facesse sentire istantaneamente si ovvierebbero le gran scelleraggini.

Si vuole che l’abate Velo e un giovin metafisico Fusiniero, sieno andati a Milano per rappresentar a Bonaparte dei lagni per le elezioni centrali di Joubert, come se le cose non passassero fra d’essi intese. Si dice però che Joubert irritato voglia darci compenso. Le gran feste false e le grandi imprudenze se mai è vero. Siamo di già arrivati a non conoscer più né uomini, né le cose.


18 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Oggi corre che alcuni prigionieri di rango Austriaci sieno stati riccondotti, non essendosi verificato il cambio e per conseguenza contrassegno di guerra;

si dice ch’è sciolto il congresso di Udine e che Palma è fortificata in modo dai Francesi, che sarà più inespugnabile di Mantova. Si dice dai prigionieri, che vi è un furor di Tedeschi particolarmente Ungaresi e 25 milla: Francesi. Il solo nome di guerra ci fa tremare.

Oggi Giacomo Breganze voleva far la mozzione di toglier l’uso delle carozze. Bella prova di democrazia! il vero bene, che si dovrebbe ricavar da essa sarebbe il poter far tacere tutte le teste riscaldate, intriganti e prosuntuose.

Quei, che mangiano a più potere le sostanze della nazione e dei particolari, che sono vani, dispotici, torbidi, si chiamano i decisi e pronunziati democratici, gli altri, che sono a detto universale, il rovescio della medaglia e che sarebbero il vero bene possibile del paese, si discatena per denominarli aristocrati, cioè decapitarli. Esaminiamo le azioni degli uomini e non atteniamoci a quattro vocaboli imparati a mente per corbellare il genere umano. Oh quanti di questi temerari arrossirebbero, nel vederne ad annoverar solo una parte?

Bellissimo Campo Marzo coi generali francesi a cavallo e vi fu una ridicola scuola di cavallerizza.

Vi son continui esercizi militari. Sembra che i Francesi disciplinino la loro truppa, o per una nuova guerra, oppure per ritornare in Francia con tutto il buon ordine possibile.

Ier sera, si lesse tanto in francese come in italiano un manifesto di Joubert alla sua truppa dicente:

il Realismo rialza la testa in Francia, il Sacerdozio riscalda le teste, le Autorità costituite contengono dei membri che vogliono il trono. Si denigra li serviggi segnalati resi alla nazione dal cittadino Buonaparte. Giuriamo dunque di mantenere la Costituzione dell’anno terzo e ritorniamo in Francia, se bisogna, o riceviamo fra noi, chi è del nostro partito. Seguono a tal Manifesto 10 milla: sottoscrizioni.

Dall’inquietudine dei Francesi si arguiva molto, ma queste decise dichiarazioni di un’armata sorprendono generalmente. Dio sa qual’imbroglio è questo; non si può mai vedere le denudee cartes.

I democratici però assicurano, ch’erano giunte ier sera, notizie ufficiali, che in Francia tutto va tranquillo e che il partito realista era stato massacrato.

Sentiremo in seguito, frattanto di noi nulla si dice e le rovinose circostanze del nostro paese, si fanno sempre più serie.

Sul rapporto di alcuni torbidi nei 7 Comuni, sono partiti segretamente a quella volta due distaccamenti in tutto di 1200 uomini spediti da Joubert. Dio faccia che tutto si acquieti mentre è ben doloroso, di sentir tali cose nel nostro circondario in cui almeno la tranquillità e l’accordo, sarebbero necessari.

Sono venuti due ex-patrizi, Piovene e Angaran non potendo portar seco per sortir da Venezia, che sole 300 lire.


19 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Oggi Camillo Chiericato per ordine di Joubert fu condotto da due ufficiali francesi alle carceri. Fu però ottenuto dalla famiglia di riaverlo verso sera nella propria casa, guardato però a vista e furono sigillate le sue carte da due municipalisti. Si crede che sia una calunnia per il suo preteso genio Austriaco, ma non si sa niente e si spera cosa di poco momento. La compassione è generale e l’agitazione degli ex-nobili è infinita.

Ogni innocente trema, mentre questo buon uomo è una perla.

Altri 3200 uomini sono andati verso i Sette Comuni, per aver argenterie, armi e obbedienza da quei poveri montanari.

Si sta facendo il piano di 6 millioni di lire da contribuirsi alla Cassa Pubblica col titolo di imprestito forzato.

Un ufficiale francese mi disse che i torbidi a Parigi sono acquietati, che il male è che sono entrati in Francia molti emigrati, i quali sono divenuti membri del Consiglio dei 500. Vincendo, com’è il solito, il feroce partito repubblicano si avrà una decisione. Soggiunse che questo è il motivo dei ritardi per la pace e della permanenza delle truppe nello Stato Veneto per conseguenza.


20 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

La vedova Arragona è stata posta in arresto, si crede per un discorso imprudente riguardo a un francese.

Restò parimenti chiusa una bottega del Sermondi.

Si son arrestati molti dell’ex-plebe e molti chiamati, si suppone per aver essi parlato con un caporale Tirolese, che fu qui giorni sono, per i

torbidi dei Sette Comuni e per il sospetto, che si vive continuamente in un imbroglio di governo di tal natura. Si dimostra ancora delle intenzioni rigorose, e terroriste.

Queste cose turbano la quiete delle persone, che amerebbero e vorrebbero tutto tranquillo.


21 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Sono partiti altri 1200 uomini con 3 cannoni verso i Sette Comuni per il fermento di Lusiana, che è disgraziatamente in piena insurrezione. Il resto di quei paesi, ha mandato i respettivi araldi in contrassegno di ubbidienza.

Questa fatal combinazione, mette nell’animo di tutti un manifesto turbamento, anche nel vedere l’astio altrui e l’acciecamento, l’imprudenza e la rovina di una popolazione tanto singolare nella sua semplicità e posizione.

Tutti gli arrestati in casa vi rimangono per esser partito il generale Beillard, senza lasciar ordini. Si spera però bene e

si credono generalmente falsamente accusati di reità, non così di qualche imprudenza.

Avremo qui in tutto 8200 uomini, si esaurisce ogni cosa e non si sa come si potrà supplire in seguito a tante spese e sussistenze. Si dice che Verona non ne possa più e che perciò quel governo provvisorio, ha dimandato la sua dimissione.

Bassano è nell’istesso caso, e lo sappiamo noi putroppo, mentre la destrezza di quei rappresentanti fa collar tutto nel loro paese, viceversa dei Vicentini.

Si voccifera la rettifica della pace coll’Austria, Dio lo voglia, per veder anche a darsi un nuovo turno alle nostre calamità e una decisione al nostro destino, s’è possibile.


22 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

La Società Patriotica sembra terminata col pretesto della calda stagione.

Sembra che vi sia molta perquisizione sopra i pensieri e i discorsi delle persone, e mai più fu tal proposito tanta inquietudine. Si pretende che verrà agito con del vigore, almeno i democratici lo vanno dicendo nell’orecchio per atterrire e forse per versare in altrui il loro timore di qualche strano cambiamento.

Il centrale è indefesso nelle sue fatiche.

Ma il Comitato provvisioni militari, dà luogo a somme lagnanze per la sua avidità, imperizia, cattivi modi. Il far delle requisizioni, quando per l’opportunità del momento si potrebbero aver le cose con dei contratti, senza aggravar dei singoli, che per lo più è una vendetta privata, mentre si danneggia parzialmente quel tale, senza voler ascoltar ragioni e sempre ingiustamente e a capriccio. Mi sorprende che le grida universali non li contengano e mai si parla di una mozione utile. Sempre traviamenti e riscaldi e mai una cosa buona.

La Municipalità dei 11 fa anch’essa degli sforzi di fatiche sempre gelosa, e indiavolata del centrale. Quando si sente le reciproche lagnanze, trionfa l’innocenza degli aristocrati galantuomini.

Questa mattina cattive nuove dei Sette Comuni, ossia di Lusiana, essi tumultuano con una temibile fermezza, non ascoltando proposizione di sorta alcuna, dicesi che vanno ritirandosi, rovinando quel che trovano sul loro cammino di case sospette di democrazia. Il capo battaglione Mario Bissaro fa la scorta ai Francesi in quei alpestri diruppi. Si aspetta questa sera le nuove con ansietà.

Le nuove venute sul tardi dalla parte di Bassano sono che i Francesi sono entrati in Lusiana, senza uno sbarro di fucile. Si sentirà poi come si son passate le cose, e se è vero che i Francesi vogliano democratizzar quella democrazia,

come qui spargono alcuni, che amerebbero di vederli oppresso e diviso a brani il loro territorio.

Thiene e le montagne son tutti all’ubbidienza e arrivano le loro armi e i pochi villici arrestati.

Rapporto agli arrestati Chiericati, Ragona ec.: vien sparso che sieno seguite le sottoscrizioni date ad un tedesco premesso un pranzo o una cena, ma che la carta è perduta e si spera l’accusa anche falsa e che la cosa finirà in bene.

Sempre vien predicato la vigilanza, l’energia e il paese non può esser più buono, ma l’inquietudine, le spese, la mala maniera, l’orgasmo di alcuni, che si fanno tutto lecito o che governano, il velo impenetrabile delle cose politiche, rendono generalmente in qualche conto gli animi agitati e sospesi; che venga almeno resa la giustizia dovuta alla probità, ai talenti, che si renda amabile, s’è fattibile, il nuovo governo e allora si riconoscerà veramente se i cittadini son buoni o cattivi, energici o indifferenti.

Circa all’attual situazione delle cose che devono formar il nostro destino, sembra piuttosto un caos, che altro.

Si vuole firmata e ratificata la pace con l’Austria e molti buoni indizi per una luce generale. Si vede la Repubblica Cisalpina organizzata, ma dall’altro canto, preparativi di guerra, dei torbidi a Parigi, che ora si dicono esistere, ora acquietati, ora rinnovati. Niente di buon umore nei Francesi, indagini, incertezze, inquietudini, permanenza somma di truppe.

Gran magazzini allestiti. Parole lusinghiere ed esagerate di grandezze immaginarie e nulla più. Ecco il quadro presente. Per me spero che le cose non possano durare in questa violenza e che da un giorno all’altro si svilupperanno ed avremo forse il bene di veder ormai a rinascere quella tranquillità, che da tanto tempo ci vien tolta.


23 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

La Arragona liberata, dall’arresto per discorsi imprudenti. Tutto è arbitrario e niuno può viver quieto.


24 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Si contava che dovesse in oggi passar Bonaparte e si allestiva l’appartamento in casa Trissino, perché Joubert non vuol lasciar libero il suo a casa Cordellina e tutto risuona l’eroe, il radiante e mille stravaganti titoli, che i travviati proffondono a questo fortunato generale.

Si discorre che verrà posta una gran vigilanza per l’andamento delle persone e il loro civismo.

La prudenza è necessaria e anche la politica, ma su di ciò l’accanimento fuori di proposito, mi pare più una vendetta privata, che il bene pubblico, solo movente, che dovrebbe interessare un vero patriota, anche nel loro modo d’intendere e non delle vessazioni e persecuzioni inutili e solo atte a far nascere del male.

Li generali francesi stampano dei manifesti decisi e forti sui torbidi interni della Francia, ma dai fogli publici è lasciata in bianco ogni cosa. Si spera però vicina la pace, quantunque non si possa fare che delle congetture. Sembra gli stessi Generali Francesi, non sappiano nulla e che il segreto sia gelosamente guardato dai interessati e negoziatori e più di tutto, che ogni cosa dipenda dagli avvenimenti.


25 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Le nuove di Lusiana sono che i Francesi vi sono entrati pacificamente ad onta di qualche resistenza, et non hanno danneggiato gran fatto quell’infelice paese. Si conta però dei disordini in quei contorni, soliti effetti della insurrezione popolare. Alcuni vogliono che i Francesi gireranno nei Sette Comuni per sistemar le cose anche colla forza.

Ma il General Joubert sembra animatissimo in questo proposito dall’umanità e rettitudine, come lo è anche nel resto.

La circostanza di questi popoli aggresti, mi ha penetrato infinitamente ed ho deplorato il loro acciecamento di non addattarsi alla forza, ma le cose sono raggirate. Se vengono sedotti ed acciecati degli uomini politici, convien figurarsi come l’ignoranza, dev’esser soggetta all’abberramento e all’inganno.


26 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Ieri si diceva che Bonaparte arrivava, ma richiestone per la terza volta il General Joubert dai Municipali, loro non rispose nulla e andò a mangiar del formaglio. Erasi preparata l’illuminazione di tutta la città per il gaudio della libertà e una festa da ballo in teatro.

Vien detto che alcuni dispacci l’abbiano trattenuto in Milano; ma avendo in Vicenza un generale di divisione si potrebbe attender da lui tali notizie, senza far tante confusioni.

Sembra che impazziscano e che credano che Bonaparte non abbia altro in testa che lo Stato Veneto e in cambio egli non cura di esaurirlo.

L’abate Velo, il cittadino Pietro Bissari e altri ritornati da Milano, scoprono vicendevolmente, che non hanno potuto aver certe aperture, che ambizionavano di avere presso Bonaparte, o quel sinedrio. È troppo naturale che la farragine degli affari e degli oscuri progetti non lascia luogo ad una inutile e riscaldata eloquenza. Le baionette comandano sino ai pensieri.

Nessun può asserire come sieno le cose interne della Francia e se sia decisamente ratificata la pace o no.

Il centrale fa ancor egli dei misteri, come è anche naturale negli affari, questo inquieta i curiosi e gli ambiziosi se ne lagnano. Si ha sedotto i semplici anche in ciò, col voler lor far credere che la politica non avrebbe più misteri e che tutti saprebbero tutto. Massima non esigibile come tante altre.

La Municipalità dei 11 è sempre agitata di non aver tanta autorità quanto il centrale. Ella ha presentate le sue lagnanze per iscritto al general Joubert, che il medesimo ha inviato al centrale dicendone: Ridete ancor voi, come ho fatto io.

Nella società patriotica, sono nate delle scissure tra l’abate Velo e Panozzi; il primo si lagnava del poco numero e voleva obbligare i soci a intervenirvi, l’altro gli disse delle cose piccanti e personali e riscosse un bravo dal popolo, si finì quasi coi pugni. L’abate vuol rinunziare a tal presidenza. Sembra che in generale, queste tumultuarie e intriganti società popolari, ossia club, vengono chiuse. Degli uomini stimabili e che si attenghino alla sola istruzione sono rari, e tali patriotiche non li comportano.

Si è saputo questa sera che furono esentati dalla pena di morte l’Erizzo, il Giovanelli e il Contarini dal general Bonaparte.

Sono partiti per Thiene 2000 Francesi con un generale per stazionarvi sin che i Sette Comuni portano le loro argenterie, armi, come sono convenuti. Questo è quanto si sa.

Senza l’acciecamento di quei poveri villani, quella porzione di territorio aveva almeno la fortuna d’esser esente dalle truppe e passaggi.

Joubert assicura che per oggi, né per domani, arriverà Bonaparte. Tutto è arcano, suspizione e aspettativa.

Vengono dei Francesi dalla parte di Verona. Gli energici sperano per ciò, che non sia fatta la pace coll’imperatore, ma chi ama l’umanità, il termine delle disgrazie e la quiete la sospira.

Regna il solito silenzio sulle rilevanti negoziazioni, ossia sull’andamento delle cose, che tanto interessano queste esaurite contrade.


27 luglio 1797 DA VICENZA OTAVIA NEGRI VELO A CURA DE MIRTO SARDO

Joubert diede ordine ieri che si allestiscano 500 uomini di truppa di linea da diriggersi intieramente dai Francesi; questo pare indicar che la pace non è fatta.

Si aprono tutte le lettere, e la nostra libertà è in tutto illusoria.

Bonaparte è rimasto sempre a Milano.

Il giusto chiericato continua a star in arresto in casa e gl’invidiosi gli fanno delitto se i suoi parenti e amici vanno a ritrovarlo.

Si vedono cospirazioni e sospetti in ogni cosa che urta il loro antico e nuovo amor proprio.

Vari Municipali domandano la loro dimissione per rabbia di non esser centrali. La sete del dominio li accieca.

Furono eletti da Joubert li 7 soggetti ricercati dai Sette Comuni, due per esser dell’amministrazione centrale, Fabris d’Asiago e Cantele da Lusiana. Gran maneggi e gran imbrogli.

I pastori guideranno le pecore della città.

È venuta una lettera dall’energica Brescia che dice che i Bresciani hanno richiesto a Bonaparte 1000 Francesi a loro spese per acquietar con essi le valli che sono infuriate contro la rigenerazione e Bonaparte loro li ha concessi.

Gli han poi ancora richiesto di unirli alla Repubblica Cisalpina, al che rispose che aspettino e che non è ancor tempo.

Ancor qui si vaneggia per esser Cisalpini, ma i Francesi ci mangiano tutto, lasciano fare i pazzi, e non promuovono mai niuna cosa, anzi la sopiscono.

Si conta che a Venezia gli Arsenalotti, nello spiegar le promesse bandiere di San Marco abbiano gridato amaramente evviva, e che sia nato dei susurri; che tutti i Francesi andarono ad armarsi e montarono i cannoni, ma che tutto sia acquietato.

Venezia è per noi argomento di grandi riflessioni, mentre ella agisce come se la terraferma, l’Istria e la Dalmazia fossero in suo potere, ed avesse dei fondamenti di contar su di essa.

Ma l’odio sussiste nella prima e la cessione all’imperatore nelle altre. La miseria la circonda. Ha una Municipalità che agisce diabolicamente come tutte le altre e in essa si lacerano, per i soliti sospetti, di aristocrazia, di concessione, di ragiro. Ella proibisce ai ex-patrizi e proprietari di sortire. I suoi ministri a Milano, ottengono delle parole da oracoli. Infine ella è a questo contatto o ella si trova sicura d’un destin favorevole e stabilito, o Venezia è alla circostanza d’una aberrazione che formerà la sua rovina.

Misteriosamente si vocifera a Bassano di un piccolo congresso dei deputati della terra-ferma per cercar il modo di diriggersi contro Venezia e stabilir la libertà su delle solide basi particolari.

Per me confido che le cose, si stabiliranno da se stesse e che avremo una volta il bene di saperle e di viver tranquilli, senza tante sciocche inutilità.

L’abate Velo ha fatto un manifesto della Società Patriottica, che invita il popolo sovrano a frequentarla, gli dice che i cattivi lo frastornano e che la prima sessione sarà sui veri nemici del